Le contrapposizioni ho paura portino a dei muri

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 7 Novembre 2002 Francesca S. scrive:
Mia figlia Giulia ha 12 anni e ha il diabete tipo 1. Ha una sorella di quasi 9 anni cui è legata da forti sentimenti in continua altalenanza tra amore e odio. Premesso che è sempre stata bambina con carattere complesso, avrei bisogno di aiuto perchè io e mio marito siamo in grossa difficoltà. Mio marito ritiene che gli atteggiamenti dispotici, egoisti e ricattatori usati continuamente da Giulia siano da sanzionare con un atteggiamento rigido e le si contrappone continuamente. Io invece accetto più supinamente i suoi atteggiamenti maleducati, insultanti e colmi d'ira lasciandola perdere perchè preferisco evitare la contrapposizione netta e perchè spero di poter agire sul suo senso di colpa. Mio marito dice che così rafforzo il suo senso di onnipotenza, non la aiuto a crescere nel rispetto e soprattutto che lui non vuole fare il tappeto come faccio io (però poi va al recupero quando ha paura che non mangi o non voglia farsi l'insulina). Ho la sensazione che sarebbe giusto un atteggiamento intermedio e coerente ma non è facile anche perché io per carattere sono più pronta a perdonare e a lanciare ciambelle alle mie figlie e in particolare adesso. Le contrapposizioni forti ho paura portino a dei muri difficili da abbattere anche se so che così si rischia di diminuire il senso di autorevolezza che dovrebbero ispirare i genitori per poter essere oltre che amati anche rispettati per il bene di tutti.

Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:
Capisco che lei e suo marito vi troviate in un momento di grande difficoltà, perché avete a che fare con la fase iniziale dell'adolescenza della vostra figlia primogenita. In questo delicato periodo di passaggio dall'età dell'infanzia a quella adulta, il compito di vostra figlia, come qullo di tutti gli adolescenti, è di trovare una propria identità, differente sia da quella dei genitori sia da quella della sorella. Probabilmente per sua figlia questa ricerca di identità richiederà più sforzo e sofferenza, perché, avendo il diabete, deve per forza convivere con un carico di stress maggiore rispetto ai coetanei non diabetici.
In questa fase della vita di vostra figlia il vostro compito, come quello di tutti i genitori durante l'adolescenza dei figli, è quello di starle affettuosamente vicini senza invadere i suoi spazi privati, e permetterle di sperimentarsi liberamente in ognio tipo di ruolo, purché non sia pericoloso per lei o per gli altri. D'altra parte è bene che Giulia possa avere l'opportunità di scontrarsi con la vostra totale severità per quanto riguarda il linguaggio e le regole di convivenza e di buona educazione. Non è certamente un bene né per lei né per sua figlia agire sui sensi di colpa di entrambe, suoi e di sua figlia.
Il fatto che il disagio di sua figlia si esprima col minacciare di non mangiare o con il non voler farsi l'insulina è significativo di una grande difficoltà nell'accettare il diabete. Per questo vi consiglierei di rivolgervi tutti e quattro a uno o una psicologa che vi aiuti a valutare se sia il caso di intraprendere un percorso psicoterapeutico, e per quale o quali dei membri della vostra famiglia sarebbe indicato. Sarebbe anche ottimo per sua figlia poter frequentare campi scuola per diabetici, che certamente la potrebbero aiutare a vivere meglio il suo diabete.


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Novembre 2002 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2002/e2_01626.html