Utilizzare un dolcificante chimico è al 50% cancerogeno
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 13 Ottobre 2002 Marisa scrive:
Circa una settimana fa è stata diagnosticata una forma di ipoglicemia reattiva (genetica) alla mia compagna.
Il dietologo le ha detto di evitare ogni tipo di zucchero sotto qualsiasi forma sottolineando che utilizzare un dolcificante (essendo questo di produzione chimica) è al 50% cancerogeno.
E' possibile utilizzare qualche sostanza che sostituisca gli zuccheri per dare il senso del "dolce" alle cose senza incorrere in pericoli per la salute della mia compagna oppure dovrà limitarsi a passare tutta la vita senza più assaggiare un dolce o bere un caffè che non sia amaro?
In secondo luogo vorrei sapre: la patologia persiste nel tempo oppure dopo un periodo di cura e di dieta può normalizzarsi e regredire dando la possibilità di condurre di nuovo una vita "normale" e tranquilla, magari non eccedendo nell'ingestione di zuccheri, ma almeno concedendone alcune dosi limitate?
Spero di poter ricevere una risposta al più presto e che mi possiate indicare, se esiste, una cura per questa patologia.Risponde il dott. Patrizio Tatti, diabetologo:
Non mi sento di condividere l' opinione che i dolcificanti siano al 50% cancerogeni. Per esempio la saccarina, che è quella maggiormente sospettata, è risultata cancerogena nella seconda generazione di topi che avevano assunto fortissime dosi della sostanza.
Per quanto riguarda l'uso degli zuccheri io credo che il suo diabetologo si riferisse agli zuccheri semplici (ad esempio il comune zucchero di canna che usa al bar) e non agli zuccheri complessi.
Un terzo punto riguarda la diagnosi: lei parla di "ipoglcemia reattiva (genetica)". Non so su quale base le hanno posto questa diagnosi, ma generalmente si parla di ipoglicemia reattiva per quella forma di eccessiva secrezione insulinica dopo i pasti che può indurre disturbi soggettivi e che compare sopratutto in persone con accelerato transito intestinale o sottoposte ad interventi chirurgici sullo stomaco o sul duodeno. E' piuttosto difficile sostenere che si tratta d forme genetiche.
Nelle forme più semplici a cui alludo basta avere maggiore regolarità nell'alimentazione, frazionando i pasti. Cerchi di farsi chiarire meglio la diagnosi.
Data ultimo aggiornamento: Sabato, 2 Novembre 2002 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2002/e2_01598.html