Domande agli esperti

Mia figlia dice: sono cambiata, tutto è diverso

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 10 maggio 2002 Paolo S. scrive:
Sono il padre di una bambina di 12 anni a cui è stato diagnosticato un diabete di tipo I un mese fa. Dopo una settimana di ricovero è tornata alle sue normali attività (scuola, danza, frequentazione con amici). Le differenze sul quotidiano riguardano gli orari dei pasti (più rigidi di prima per renderli compatibili con la terapia insulinica) e il passaggio dal pasto a scuola al pranzo a casa (questo per facilitare, secondo parere del diabetologo in via temporanea, una stabilizzazione ed un miglio controllo dei livelli glicemici). Mia figlia, fin dall'inizio, si dosa la glicemia e si somministra l'insulina autonomamente. Questa è in grandi linee la situazione. Negli ultimi giorni ha però manifestato uno spiccato aumento del nervosismo, una tendenza a sottolineare la sua diversità ed una forte aggressività nei confronti dei genitori e, soprattutto della sorella di 8 anni. Nei momenti di maggiore nervosismo è frequente il ricorso a frasi tipo "non mi faccio l'insulina" "sono cambiata, tutto è diverso". Di contro in altri momenti della giornata la sua situazione sembra tranquilla e serena. Vorrei sapere , come affrontare questo tipo di problema soprattutto alla luce della età in fase di passaggio alla adolescenza. Un ultima domanda sulla opportunità di una sua paretcipazione ai campi scuola per giovani diabetici. Ho qulche perplessità legate ad una eventuale sottolineatura della sua condizione di "diversità" Grazie della sua attenzione. Paolo

Risponde la dott.ssa Paola Marchionne, psicopedagogista:
Gentile papà,
il mio suggerimento è prenda un bel respiro profondo e si prepari a prendere con tranquillità e tutta la serenità possibile periodi alterni. In certi qualcosa sembrerà andare storto, in altri no.
Benvenuto fra noi, insomma, nel mondo del diabete ma anche nel mondo degli adolescenti, due punti di riferimento che, almeno sotto questo punto di vista, si assomigliano sono entrambi dei mondi bizzarri, che ci possono apparire spesso imprevedibili.
In verità è proprio così come è impossibile poter garantirsi in via assoluta un perfetto andamento glicemico laddove questo sia mantenuto non da un pancreas funzionante ma da una somministrazione “dall’esterno” di insulina, con relativi sbalzi, anche lievi, che influiscono anche sulla risposta caratteriale (nervosismi, irritabilità o altro), così l’età adolescenziale è movimentata da oscillazioni umorali, con punte di abbattimento e ribellione.
Quella della diversità è poi una battaglia che ogni adolescente conduce, per difendersi da reali o paventati attacchi provenienti dall’esterno e per affermarsi quello che ha perso, infatti, l’adolescente rispetto al bambino che poco tempo prima è stato, è una discreta dose di plasticità, soppiantata dal suo contrario, la rigidità.
Il paradosso, ai nostri occhi, della loro lotta è che vogliono essere uguali agli altri (pensiamo, per esempio, alla moda), essere trattati da grandi e accettati nelle loro caratteristiche personali e che, perciò, l’unica strada per uscirne “vittoriosi” è quella di sentirsi sì uguali, in diritti ma anche doveri, ma pure unici e irripetibili.
Figuriamoci cosa può accadere nella testolina di questa ragazzina a cui è successo, comunque, qualcosa. Inutile negare, insulteremmo e non stimoleremmo la sua intelligenza.
SONO CAMBIATA, TUTTO E’ DIVERSO…
…QUALCOSA E’ CAMBIATO, È VERO, MA TU NON SEI DIVERSA, SOPRATTUTTO AGLI OCCHI DI CHI TI CONOSCE E TI VUOLE BENE.
E’ successo qualcosa di cui nessuno è responsabile, una nuova condizione che accrescerà i tuoi bisogni, le tue esigenze, che richiederà il tuo migliore impegno per preservare la tua salute e la tua presenza in mezzo a noi. Per questo devi osservare la dieta e non saltare MAI le dosi di insulina, perché solo così veramente non potrà cambiare nulla.
Tu puoi farcela e noi ti aiuteremo.

Un’ultima nota rispetto al camposcuola la mandi, specialmente se è lei a voler andare. Esso costituisce un’occasione veramente importante per l’educazione alla malattia perché permette di acquisire uno schema base di convivenza quotidiana e di gestione della malattia.
Non si sentirà diversa oltre che per il fatto che non lo è, proprio perché solo ad un camposcuola di ragazzi nelle sue stesse condizioni, sarà “uguale tra gli uguali”. Potrà stabilire, inoltre, rapporti di conoscenza e fiducia nei confronti dei suoi medici di riferimento, cosa che la faciliterà e motiverà nell’autogestione.
Per esperienza vissuta, poi, posso dirle che chi va al campo non può più fare a meno di tornarci, per stare tutti insieme, per suonare la chitarra e cantare, per darsi le cuscinate, per mangiare dei gelati veramente guadagnati, perché ci sono dei ragazzi carini.
E il diabete? Non c’entra niente!
Saluti e auguri.


Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 31 Maggio 2002 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2002/e2_01391.html

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