Domande agli esperti Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 21 marzo 2002 Guglielmo M. scrive:
Sono diabetico tipo 1 da due anni. La mia domanda è collegata sia alla gestione del diabete, sia alla dieta. In particolare, fino a poco tempo fa, ero abituato a calcolare il dosaggio considerando le seguenti variabili
- Carboidrati ingeriti;
- Situazione (ad esempio, lavoro, sport, ecc.).
Non ho mai considerato invece la quantità di calorie introdotte. Premetto che sono molto sportivo e mangio sano. Ogni tanto però capita di avere cene o situazioni in cui si mangiano anche cibi ad alto contenuto calorico (rientro proprio oggi da 3 giorni in Germania. Là è difficile mangiare leggero). Il problema si verifica nella notte conseguente al pasto serale.
Quello che ho sperimentato è che l'aumento delle calorie introdotte genera un fabbisogno maggiore di insulina ritardo della notte (protaphane).
Vale per me la seguente regola più mangio alla sera, più insulina devo farmi prima di andare a letto. La cosa strana è che per avere una glicemia corretta dopo il pasto mi basta considerare come variabile la quantità di carboidrati introdotta (e infatti dopo due ore dalla cena e prima di andare a letto le glicemie sono buone 120 - 140). Ma è nel corso della notte che le cose cambiano in funzione della quantità di cibo ingerita quando tale quantità supera lo standard abituale, dopo 3 ore dalla iniezione di protaphane (cioè verso le 2.30 circa) i valori sono alti e continuano ad aumentare fino al mattino. Faccio notare che nel corso della settimana lavorativa, dove mangio quasi sempre sano, le glicemie sono buone/ottime.
Mi sembra un peccato rinunciare definitivamente a certi piaceri infatti sia la mia struttura fisica (sono magro) e sia i valori di colesterolo sono ottimi. La rinuncia non mi pesa in sé stessa. Esistono però situazioni (cene assieme agli amici, feste, ecc.) dove è bello partecipare, anche se con un po' di attenzione.
Riassumendo, la domanda che vi faccio è la seguente
- vi è un rapporto tra numero di unità di insulina della notte e quantità di cibo (sia in termini di carboidrati, sia in termini di calorie complessive) introdotta a cena (ipotizzando di avere una glicemia post cena buona)?
Vi chiedo per cortesia un consiglio.
Grazie molte.
SalutiRisposta del dott. Marco Songini, diabetologo:
Caro Guglielmo,
Il fenomeno da lei giustamente osservato (iperglicemia al mattino in concomitanza di un pasto serale 'abbondante' consumato la sera precedente) è legato, oltre che in misura non trascurabile al contenuto calorico e ai carboidrati con influenze sull'iperglicemia postprandiale alle 2-3 ore dal pasto, anche al contenuto proteico (le proteine si trasformano a livello epatico in glucosio a molte ore dalla loro ingestione) e al fatto che spesso i pasti 'abbondanti' coincidono con un'orario più tardivo e prolungato dei pasti stessi (le cene fa amici o simili per un motivo o l'altro iniziano e termianano tardi..) con un continuo e prolungato assorbimento dei nutrienti sino alle prime ore della notte e conseguente iperglicemia notturna prolungata. Purtroppo solo un microinfusore potrebbe 'tamponare' efficacemente il fenomeno. La terapia convenzionale difficilmente riesce a controllare l'iperglicemia notturna pur con incrementi della terapia insulinica tradizionale (regolare e/o lente) solo una piccola dose di regolare (2-3 UI) lle 03 del mattino potrebbe essere efficace. Ne parli con il suo diabetologo. Auguri
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 5 Aprile 2002 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2002/e2_01328.html
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