Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 28 Gennaio 2002 Ale scrive:
Salve sono la fidanzata di un ragazzo 29enne diabetico (tipo 1) da 3 anni.Ormai ho imparato a convivere con questa malattia e sono "fortunata" perché lui dopo un primo momento di mancata accettazione della malattia, ora si sa gestire bene come dosi, esami, e controlli. Per ora tutto è a posto ma io sono molto timorosa perché ho paura che con il passare degli anni l'alimentazione non correttissima, qualche sgarro lo portino ad avere le complicanze della malattia. Lui non ha parentele di diabetici e nemmeno io ma ho una gran paura di avere in futuro un figlio diabetico. So che le probabilità sono del 6% circa ma non potete dirmi nient'altro?
Tra una decina di anni si riuscirà a trovare una cura che non lo costringa continuamente a farsi queste punture?
Ho visto che nella lettera che parlava dei trapianti del dott. Shapiro era destinato a chi aveva il diabete da meno di 5 anni. Come mai ?
Mi potete inoltre dire quali esami devono essere fatti e ogni quanto per un ottimo controllo?
Grazie per il vostro aiuto.
Confido in un futuro migliore perché a me questa malattia fa molta paura !!!

Risposta del dott. Federico Bertuzzi, medico, esperto in isolamento e trapianto delle isole pancreatiche:
Cara Alessia,
rispondo in ordine alle tue domande.
"So che le probabilità di avere un figlio diabetico sono del 6% circa ma non potete dirmi nient'altro?"
Una volta nato il suo piccolo potrà essere seguito presso alcuni centri che attraverso l'analisi dell'HLA e monitorando l'eventuale innalzamento degli autoanticorpi potranno prevedere il reale rischio della malattia.
"Tra una decina di anni si riuscirà a trovare una cura che non lo costringa continuamente a farsi queste punture?"
Dare un limite temporale alla ricerca in campo medico è sempre rischioso e difficile si rischia da una parte di creare false aspettative e dall'altra di generare delusione e sconforto sproporzionati alla realtà. Gli obiettivi che a riguardo della cura del diabete di tipo 1 i ricercatori si pongono sono di due tipi 1) individuare la giusta strategia; 2) rendere la strategia applicabile a tutti i pazienti diabetici.
Per quanto riguarda il primo punto, negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti ed è possibile che nei prossimi anni venga proposta qualche soluzione per un trattamento a lungo termine della malattia. Tra questi il trapianto di isole è una soluzione già proponibile ad alcuni pazienti diabetici, con dei limiti intrinsechi, come la necessità di una terapia immunosoppressiva per tutta la vita e una durata della funzione del trapianto non ancora definita. Per risolvere questo problema stanno lavorando in tanti e sono stati già proposti protocolli di ricerca che prevedono trattamenti immunosoppressivi solo per un periodo limitato di tempo, sperando in una tolleranza del paziente verso il trapianto. Questi studi sono ancora in corso ed entro un paio di anni si dovrebbero avere i primi risultati è impossibile pero' ora fare una previsione sul loro successo. Altri approcci seguiti con questo obiettivo sono il rivestimento delle isole con capsule per renderle non riconoscibili al sistema immunitario, o i trattamenti di immunomodulazione delle isole stesse con anticorpi.
In caso di successo, il trapianto non potrà essere la cura per tutti i pazienti diabetici non ci sono infatti organi da donatori sufficienti per tutti i diabetici di tipo 1. Invece trattamenti alternativi alle iniezioni di insulina potenzialmente applicabili a tutti sono la insulina per via nasale (anche se la prospettiva è che non possa permettere la completa indipendenza da una somministrazione sottocutanea); la terapia genica; lo xenotrapianto; le cellule staminali. Gli ultimi 3 approcci penso siano ancora abbastanza lontani da una applicazione clinica, i primi due per un problema di sicurezza, l'ultimo perchè molto complesso.
"Ho visto che nella lettera che parlava dei trapianti del dott. Shapiro era destinato a chi aveva il diabete da meno di 5 anni. Come mai ?"
Il protocollo proposta da Shapiro riguarda chi ha il diabete da più di 5 anni, si rivolge cioè a pazienti in cui la funzione pancreatica è ragionevolmente esaurita. Questo viene fatto per meglio comprendere, in questa fase sperimentale dello studio, la funzione delle isole trapiantate in un paziente che non abbia più alcuna funzione endocrina propria e meglio monitorare quindi l'efficacia del trapianto.
"Mi potete inoltre dire quali esami devono essere fatti e ogni quanto per un ottimo controllo?"
La frequenza degli accertamenti dipende dal grado di controllo delle glicemie, dalla presenza o meno di complicanze, da eventuali cambiamenti nel regime terapeutico gli esami vanno pianificati sul singolo paziente. In via teorica l'Associazione dei Diabetologi Americani consiglia visite diabetologiche almeno una volta ogni 3 mesi fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati (che nel caso di un giovane dovrebbero essere emoglobina glicosilata inferiore a 7.0% senza episodi ipoglicemici) per poi ridurre la frequenza fino ad una visita ogni 6 mesi, nel caso in cui il paziente fosse in grado di mantenere nel tempo questi obiettivi.
Ad ogni visita dovrebbe essere valutata almeno la emoglobina glicosilata, la glicemia basale, l'esame delle urine, la microalbuminuria (questo dopo almeno 5 anni di malattia); una volta all'anno si dovrebbe valutare il fundus oculi. Altri esami (assetto lipidico, valutazione cardiologica...) sono proposti ai giovani diabetici ancora meno frequentemente.
Molto importante infine l'autocontrollo della glicemia tramite DTX, il controllo del peso e dei valori pressori.


Data ultimo aggiornamento: Martedì, 5 Marzo 2002 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2002/e2_01292.html

Candida: c'è qualche possibilità di porre un rimedio definitivo Domande e risposte dell'anno 2002 Nuove terapie solo tra trent'anni?
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