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Il 24 Aprile 2001 Alberto Z. scrive:
Salve, mi chiamo Alberto, ho 19 anni, abito in provincia di Ferrara e sono diabetico insulino-dipendente da circa 2 anni. Recentemente ho avuto notizia di una cura antidiabetica realizzata in un ospedale sardo nella quale vengono iniettate cellule pancreatiche. Vorrei sapere se realmente questi tipi di cure hanno un effetto benefico e duraturo e quali garanzie possono dare.ringrazio per la cortese attenzione. Sinceri saluti.Risponde il dott. Marco Songini, diabetologo:
Caro Alberto,
effettivamente circa dieci anni fa tentammo (noi diabetologi ed i chirurghi Prof. Brotzu e Prof.ssa Petruzzo) qui all'Ospedale Brotzu di Cagliari, in collaborazione con l' Università di Perugia nelle persone del Prof. Brunetti e dott. Calafiore, un nuovo approccio chirurgico di trapianto delle isole pancreatiche incapsulate innestando la massa insulare nella doppia parete di un innesto vascolare. Cò avrebbe dovuto garantire la possibilità di non utilizzare farmaci immunosoppressori visto l'incapsulameno delle isole e una semplictà chirurgica superiore aquella del trapianto di isole a livello epatico. Effettuammo alcuni tentativi senza però gran successo e da allora si sta perfezionando la tecnica con studi sperimentali solo sull'animale, nella fattispecie il cane, che comunque va oggi rivista alla luce delle straordinarie esperienze del gruppo di Edmonton.Risponde il dott. Federico Bertuzzi, esperto in trapianti:
Caro Alberto,
rispondo ad alcune tue domande.
Queste cure hanno un effetto benefico?
Sì (altrimenti non verrebbero fatte), ma anche dei limiti ed effetti collaterali che per ora ne limitano la diffusione (altrimenti verrebbero proposte a tutti).
Nei casi in cui i trapianti di isole hanno pieno successo, i vantaggi sono ovvi: i pazienti non fanno più insulina e controllano sporadicamente le glicemie solo per verificare che le cellule continuino a funzionare.Vengono chiaramente dati loro alcuni suggerimenti dietetici per evitare di sovra stimolare le isole trapiantate limitando per esempio l'introduzione di zuccheri semplici.
Ma quanti vanno così? Nella nostra casistica (S. Raffaele, Milano) circa il 60% dei pazienti (12 pazienti sui 20 fatti negli ultimi due anni), in una recente casistica canadese il 100% (15 su 15 riceventi).
Altri 6 dei nostri pazienti hanno ridotto considerevolemente il loro fabbisogno insulinico e recentemente è stato dimostrato che anche una funzione parziale del trapianto permette di migliorare considerevolemente il metabolismo lipido-proteico del ricevente e rallenta la progressione delle complicanze diabetiche. Pertanto solo 2 su 20 dei nostri pazienti non ha avuto alcun beneficio.
Dare garanzie sul risultato è comunque difficile finché questi dati non verranno replicati in un gran numero di pazienti. A questo proposito, con l'obiettivo cioè di riprodurre i risultati ottenuti in Canada, è iniziato questo anno uno studio multicentrico mondiale della durata di due anni che ci vede coinvolti.
Veniamo ai limiti di questa procedura.....innanzitutto la durata.
Nella nostra casistica 5 dei 12 pazienti insulino indipendenti hanno dovuto riassumere a tempi diversi la terapia insulinica sottocutanea, chi con poche unità (2 pazienti), chi con le stesse unità che faceva prima del trapianto (probabile rigetto, 3 pazienti). Pertanto solo 7 sui 20 pazienti trapiantati adesso sono stabilmente insulino indipendenti (uno a circa 3 anni dal trapianto, un secondo a due anni e mezzo...., l'ultimo a 5 mesi). Nella casistica dei canadesi ad un anno dal trapianto l'85% dei loro pazienti (13 su 15) è ancora insulino indipendente mentre 2 pazienti ha ripreso a necessitare solo di poche unità di insulina.
Il grosso fattore limitante di questa procedura è rappresentato comunque dalla terapia immunosoppressiva con tutti gli effetti collaterali che essa comporta: soprattutto tossicità renale, minore resistenza alle infezioni e tumori (anche il 10% entro 10 anni dal trapianto).
Sono ancora oggetto di studio gli effetti a lungo termine delle nuove terapie farmacologiche proposte dai canadesi, ma si prevede anche per queste un certo grado di tossicità.
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 21 Maggio 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_957.html
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