Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 4 Marzo 2001 Paolo T. scrive:
Egregi signori, soffro di una pancreatite cronica ereditata da mio padre. Ho letto sul vostro sito del trapianto di isole. Vorrei sapere attraverso voi di qualche informazione più dettagliata. Inoltre vorrei sapere se non esiste un pericolo che le isole funzionano dopo trapianto solo per un determinato tempo.
Spero in una vostra dettagliata e gradita risposta.
Grazie

Risponde il dott. Federico Bertuzzi, esperto in isolamento e trapianto delle isole pancreatiche:
Il trapianto di isole pancreatiche rappresenta oggi uno dei possibili trattamenti per la cura di alcuni pazienti affetti da diabete mellito di tipo I. Questa procedura prevede l’estrazione delle cellule produttrici di insulina (organizzate in formazioni pluricellulari, le isole del Langerhans) dal pancreas e il loro impianto nei pazienti affetti da diabete mellito. Il trapianto di isole si presenta come una procedura molto attraente a) per la semplicità di intervento, che in definitiva consiste in una infusione di preparato cellulare in corso di angiografia portale con sola anestesia locale, b) per la bassa incidenza di complicanze, c) per la ripetibilità nello stesso soggetto, d) per le possibili manipolazioni delle isole prima del trapianto che un domani si pensa possano essere disponibili, ad esempio per renderlo meno riconoscibile dal sistema immunitario del ricevente.
Il limite di queste procedure è tuttavia rappresentato, come per tutti i trapianti, dalla necessità di intraprendere indefinitamente una terapia immunosoppressiva, i cui effetti collaterali non ne giustificano al momento l'utilizzo in tutti i pazienti diabetici. Principalmente per questo motivo, l'indicazione al trapianto di pancreas e di isole è stata posta fino ad ora per quei pazienti diabetici di tipo 1 in trattamento immunosoppressivo per un precedente o concomitante trapianto di organo, o piu’ recentemente per coloro caratterizzati da accentuata instabilità metabolica, con frequenti episodi di ipoglicemia alternata a chetoacidosi, oppure con complicanze diabetiche rapidamente progressive nonostante un controllo metabolico al meglio delle terapie convenzionali. Tra i quesiti cui nel prossimo futuro occorrerà dare una risposta, ci sono gli effetti a lungo termine della terapia immunosoppressiva e la durata effettiva della funzione delle isole trapiantate i pazienti trapiantati secondo i nuovi protocolli hanno ancora un follow up limitato a due anni dal trapianto e non può essere escluso che nel corso degli anni, così come si è osservato nei trapiantati di pancreas, le isole possano andare incontro ad una sorta di esaurimento funzionale e progressiva perdita di funzione i cui meccanismi ancora non son ben noti.
I pazienti affetti da diabete mellito secondario a pancreatite cronica non sono attualmente considerati candidati ad un trapianto di isole, se non nel caso in cui la pancreatite sia responsabile di una concomitante sintomatologia dolorosa intrattabile. A questi pazienti viene proposto l’autotrapianto di isole, delle isole cioè ottenute dal proprio pancreas, espiantato e processato al fine di eliminare la componente esocrina. E’ chiaro che in questo caso, come in tutti gli autotrapianti, il paziente non necessiti di terapia immunosoppressiva, poichè è ricevente di tessuti autologhi (propri).


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 3 Maggio 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_953.html

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