Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 14 Febbraio 2001 Anna scrive:
Con l'emoglobina glicata (credo si chiami così sarebbe la media della glicemia degli ultimi 3 mesi) a 6,2 rischio comunque qualche complicanza diabetica? Premetto che ho scoperto la malattia a causa della cataratta che ho fatto, ma non ci vedo bene, soprattutto di sera non riesco più a guidare e, come se non bastasse, ho sofferto di neuropatia con dolori pazzeschi durati per quasi 8 mesi. Ora mi sono messa a "stecchetto" e mi chiedo se anche con tanta attenzione, prima o poi qualche complicanza mi arriverà comunque. Forse la terapia serve solo a ritardare le complicanze ma... prima o poi... Glielo chiedo perché a causa del diabete ammetto di fare molta fatica nel relazionarmi con le persone, un po' perché non tutti conoscono la malattia, un po' per ignoranza, e se all'inizio il problema non esiste, a lungo andare ho notato che diventa un peso per gli altri. Non sono depressa per questo, anzi, però la cosa mi fa pensare...

Risponde il dott. Patrizio Tatti, diabetologo:
Cara Anna
Per quanto riguarda il valore di HbA1c che lei riferisce (6.2) il rischio di complicanze del diabete al momento è veramente trascurabile.
Mi pare comunque che la sua domanda sia più complessa, e cercherò di risponderle come posso

  1. Se lei soffre di diabete da molti anni ed ha delle complicanze in atto un valore di HbA1c intorno al 6% riduce enormemente il rischio che le complicanze progrediscano
  2. Se soffre di diabete da relativamente poco tempo il rischio di comparsa delle complicanze è enormemente ridotto. In questo secondo caso può darsi che la neuropatia dolorosa di cui parla sia comparsa perchè la sua glicemia è stata riportata troppo velocemente al normale da valori iniziali molto elevati.
  3. Lei accenna ad una difficoltà a relazionarsi con le persone a causa della malattia. Io credo che avere il diabete non sia una colpa di cui vergognarsi. E' semplicemente una condizione particolare che fortunatamente si controlla con le cure disponibili. Non capisco perchè ci si debba sentire in difficoltà perché si ha il diabete, e non perché ad esempio si ha il colesterolo troppo alto o l'ipertensione. In fondo in tutti e due questi casi, come nel diabete, se non ti curi puoi avere ugualmente complicanze disastrose. Quindi, se nella vita incontra dei microcefali che la fanno sentire in difficoltà, ne abbia compassione sono degli imbecilli!

Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:

Cara Anna,
Nella sua lettera agli esperti scrive "... forse la terapia serve solo a ritardare le complicanze ma... prima o poi...".
Mi sono chiesta cosa vuole dire in particolare con questa frase, forse pensa che curarsi al meglio non vale la pena, tanto prima o poi... A tale riguardo vorrei farle riflettere sul fatto che la vita è un bene prezioso, che ognuno di noi ha dei talenti da scoprire e da utilizzare per sé e per gli altri, anche se, prima o poi... la vita terrena di ogni essere vivente avrà una fine.
Inoltre scrive che attualmente fa molta fatica a relazionarsi con le persone a causa del suo diabete.
In questo la capisco pienamente è molto difficile adattarsi a vivere con un problema cronico come il diabete, malattia difficile da gestire non solo sul piano pratico, ma anche e soprattutto su quello psichico. L'avere il diabete può farla sentire più vulnerabile degli altri, può sentirsi imbarazzata a dover dare delle spiegazioni a chi le chiede, per esempio "Perché ti fai un'iniezione? Perché non mangi mai il dolce?". Sono tutti sentimenti giustificati, umani, comprensibili. Il diabete crea alcuni condizionamenti e limita un po' lo spazio personale di libertà. Ma l'essere umano, pur essendo condizionato sul piano fisico, ha uno spazio illimitato di libertà spirituale. Lei perciò è libera, se lo vuole, di andare oltre questi sentimenti, imparando ad avere fiducia in se stessa e nelle sue capacità. In tal modo i commenti superficiali delle persone che non sanno cosa è il diabete le scivoleranno sempre più via dalla mente, e, se lo vorrà, potrà decidere con chi vale la pena di aprirsi, di raccontarsi, di confidarsi, accettando i rischi che comunque comportano tutti i rappporti umani. Le persone sensibili e comprensive esistono!


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 1 Marzo 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_879.html

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