Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 20 settembre 2001 Rodolfo P. scrive:
Egr. avvocato sono genitore di un bambino di 9 anni affetto da diabete mellito tipo 1, Le scrivo per avere informazioni su un problema che si è presentato con l'inizio della scuola(Gabriele, mio figlio, frequenta la IV classe elementare).
Gabriele ha avuto l'esordio di diabete nel mese di aprile e non è quindi ancora autonomo nel praticarsi l'insulina miscelandone 2 tipi con siringa.
Frequentando la scuola a tempo pieno,si è resa necessaria la collaborazione di un infermiera, premetto che noi genitori lavoriamo entrambi a Livorno, abitiamo a Nibbiaia
e il bambino frequenta la scuola a Castelnuovo della misericordia(distante da Livorno circa 35 km).
Insieme al pediatra abbiamo fatto richiesta per l'assistenza domiciliare infermieristica, la quale ci è stata rifiutata per motivi non chiari (forse perchè nella legge 115 non è prevista).
Abbiamo informato quindi la nostra associazione diabete di Livorno (Presidente Sig. Benigni) per chiedere un aiuto.
Il presidente si è incontrato con il responsabile dell'USL di Cecina, e ci è stato proposto in alternativa il servizio effettuato da un infermiere in pensione abitante a Castelnuovo.
Per questo tipo di servizio a domicilio dovrei contribuire in parte e mi è stato comunicato inoltre che, l'indennità di frequenza deve essere utilizzata nel momento in cui la sanità e la USL non adempiono (per vari motivi) al servizio gratuito.
Vorrei sapere:
1) E' possibile che il servizio domiciliare infermieristico non preveda l'assistenza (se resa necessaria) al bambino diabetico?
2) E' possibile che l'indennità di frequenza venga utilizzata per spese che forse non dovremmo neanche sostenere?
3) E' possibile che un bambino di 9 anni (malato da 6 mesi) debba necessariamente essere autonomo?
4) Perchè i CAMPI SCUOLA che servono al bambino per imparare ad autogestirsi devono essere sostenuti economicamente dalla famiglia?
Egr. avvocato spero di essere stato chiaro, La ringrazio anticipatamente e colgo l'occasione per porgerLe cordiali saluti

Risponde il dott. Carlo Pisano, avvocato:
Innanzi tutto mi scuso per il ritardo nella risposta, dovuto a un disguido tecnico.
La materia dell'assistenza domiciliare rientra nelle competenze regionali; dunque è necessario sapere cosa la vostra Regione prevede in merito. Non è peraltro ammissibile che una prestazione richiesta sia rifiutata «per motivi non chiari», come è successo nel caso in questione, giacché per legge tutti i provvedimenti amministrativi devono essere motivati.
L'indennità di frequenza, in base all'art. 1, comma 1, della legge 11.10.1990 n. 289 è concessa ai mutilati e invalidi civili minori di 18 anni cui siano state riconosciute dalle Commissioni mediche locali "difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età ... per il ricorso continuo o anche periodico a trattamenti riabilitativi o terapeutici a seguito della loro minorazione", ed "ai mutilati e invalidi civili minori di anni 18 che frequentano scuole, pubbliche o private, di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola materna ...". Anche in questa seconda ipotesi sono necessari il requisito della frequenza continua o anche periodica nonché la sussistenza della condizione prevista dal comma 1.
Dunque, se l'assistenza domiciliare infermieristica a spese della USL non è prevista nel caso in questione, è certamente possibile dover utilizzare a quel fine l'indennità di frequenza; che poi sia giusto o no che tale assistenza non sia gratuita è un altro problema. Non bisogna peraltro dimenticare che non è neanche detto che i genitori di tutti i bambini diabetici dispongano dell'indennità di frequenza che non spetta al bambino diabetico in quanto tale, ma, come già ricordato, in quanto riconosciuto invalido civile con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età.
Le ultime due domande richiedono risposte che esulano dal campo giuridico, mentre credo che rientrino in quello del "buon senso".
Per quanto riguarda in particolare l'ultima domanda: se i Campi Scuola servono ad insegnare al bambino ad autogestirsi, non c'è dubbio che la partecipazione agli stessi debba essere favorita il più possibile, e dunque consentendola a spese della USL a chi non può permettersi di farlo autonomamente. Certo, questo comporterebbe un'ulteriore spesa per il già disastrato SSN, ma, anche tralasciando gli aspetti sociali pur rilevantissimi, che risparmio economico deriverebbe per la sanità pubblica dall'avere dei diabetici che si sanno autogestire e che, grazie a ciò, probabilmente andranno incontro a meno complicanze, a meno invalidità, e potranno svolgere una vita assolutamente normale?


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 24 Dicembre 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_1211.html

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