Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 2 Dicembre 2001 Luciano Z. scrive:
Un mio amico di 59 anni, diabetico da piu' di 20 anni, ha quest'anno scoperto di avere anche la tiroide non funzionante e di avere avuto un infarto esteso. Da quando assume molti farmaci per queste malattie, va spesso in ipoglicemia ma soprattutto ha comportamenti strani, piccole manie fatte di ripetizioni di azioni (ad es.lettere scritte a tutte le università del mondo per trovare corrispondenti), dimenticanze di documenti da portare per le visite, appuntamenti notevolmente ritardati, tendenza a non osservare le comuni regole, trascuratezza di igiene personale e della casa e, in concomitanza con le crisi, scoppi isterici di risate o frasi poco logiche. Dipenderà da un diabete scompensato o da danni cerebrali irreversibili? Dopo le crisi e l'assunzione di zuccheri lui torna normale, ma le crisi sono pericolose perché vive solo e a volte accade per la strada che debba essere soccorso dai passanti, se volenterosi.
Ci sono centri dove ricoverano per accertamenti e per un periodo di tempo questo tipo di malati? Come trovare un'assistenza psicologica e come convincerlo a consultare psicologi o psicoanalisti?

Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:
Caro signor Luciano, da quello che mi scrive mi sembra di capire che il suo amico ha tre problemi da risolvere, che riguardano la sua mente e il suo corpo allo stesso tempo.
Innanzitutto il diabete non ben compensato, con ferquenti ipoglicemie. La mia esperienza mi insegna che l'incapacità di autogestione ottimale dipende da come una persona vive se stessa col diabete, e che questo problema si può risolvere con un percorso psicotereapeutico.
Per quanto riguarda gli altri sintomi di cui lei parla nella sua mail, e cioè piccole manie, dimenticanze, trascuratezza nella propria igiene intima e nella pulizia della casa, credo che sia necessaria una diagnosi psichiatrica, perché potrebbero essere indice di un momento di crisi passeggera oppure di un qualcosa di più serio, da curare, eventualmente, non solo con la psicoterapia, ma anche con gli psicofarmaci.
Il terzo problema mi sembra sia quello di convincere il suo amico a recarsi da uno psichiatra e da uno psicoterapeuta. Questo è molto difficile, ma se lei gli è veramente amico penso saprà trovare il modo di convincerlo, magari facedo leva sui suoi cari ("Fallo per la serenità della tua famiglia") oppure sulla sua salute fisica ("Fallo così starai meglio e non avrai complicanze derivate dal diabete").
La cosa più urgente mi sembra essere quella di contattare uno psichiatra, che a sua volta possa indicargli uno psicoterapeuta di sua fiducia, in modo che psichiatra e psicoterapeuta possano lavorare "in tandem"; è bene che i due ruoli siano portati avanti da due persone differenti.
Spero di esserle stata di aiuto, mi faccia sapere, se vuole, come si è evoluta la situazione del suo amico.


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 10 Dicembre 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_1199.html

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