Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 9 ottobre 2001 Paola scrive:
Buongiorno.
Mia sorella ha 28 anni ed è insulinodipendente da circa otto anni. Ha lavorato per qualche mese, ma un lavoro a tempo pieno per lei è troppo spossante e la sera non ha più energie e più di una volta ha avuto mancamenti, malgrado tenesse sotto controllo i valori. E' venuta a conoscenza che la Vostra associazione o chi per Voi aiuta i diabetici ad inserirsi nell'ambito lavorativo. Vi saremmo grati se poteste fornirci un indirizzo lavorativo, anche part-time, meno spossante. Per cortesia forniteci indicazioni al nostro indirizzo e-mail. Grazie. Saluti. Paola.

Risponde la dott.ssa Paola Marchionne, psicopedagogista:
Carissima Paola,
purtroppo io non posso aiutare né lei né sua sorella a trovare un’occupazione ottimale, anche se ve lo auguro con tutto il cuore. Il lavoro, infatti, rappresenta per una persona non solo una necessità, ma anche una occasione di realizzazione e quindi di benessere.
Posso però provare a riflettere con lei sulla natura dell’affaticabilità di sua sorella. È vero che il diabete è una malattia impegnativa e, possiamo dire, anche stressante, per il corpo ma soprattutto per la mente. Eppure tutti noi diabetici siamo persone attive e taluni, come me per esempio, infaticabili.
Al di là di tutto questo, però, io credo che le difficoltà di adattamento alle attività più o meno quotidiane dipendano essenzialmente da noi stessi e dalla conoscenza e grado di accettazione che di noi stessi abbiamo questi fattori si concretizzano, infatti, in una sorta di soglia di tolleranza nei confronti delle cose, che ci rende più o meno fragili, più o meno… grintosi.
Ora sua sorella è diventata diabetica a 20 anni (un anno prima di me!), e quindi quando aveva una personalità già ben strutturata. Possiamo ipotizzare che, se non avesse accettato profondamente la malattia, questo potrebbe causarle dei disagi, creandole impacci nel gestire le sue forze, nel conciliare le sue esigenze di riposo e tranquillità con le attività esterne che potrebbero diventare più pesanti.
Peraltro il diabete non è esattamente un’occasione per farsi riservare dei trattamenti differenziati piuttosto, ci obbliga a crearci uno spazio adeguato dove le nostre esigenze possano trovare assolvimento. E, se pure esistono dei campi da cui siamo esclusi, questo va inteso nell’ottica della nostra tutela.
Quindi io credo che quello che manchi a sua sorella non sia propriamente un lavoro “ad hoc”, ma un pizzico di entusiasmo fossi in lei, e in voi che siete i familiari che la amano e la conoscono, mi accerterei che i “mancamenti” non siano dovuti a cause organiche, magari aggiuntive al diabete.
Se così non fosse, come naturalmente vi auguro, la stimolerei e affiancherei nel tentativo di andare a fondo della faccenda, riguadagnando così una possibilità di autoconoscenza e soddisfazione.
E per questo, naturalmente, può contare su tutti noi di PD.
Saluti e auguri

Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:
Carissima Paola,
ho letto con attenzione la sua lettera, capisco che lei si senta preoccuoata per sua sorella. Concordo pienamente con quello che ha scritto Paola Merchionne; vorrei aggiungere un'integrazione in ottica psicologica.
Lei ha scrritto che la sera sua sorella si sente spossata, che non ha più energie come una volta, che ha avuto dei mancamenti.
Questi sintomo "somatici" potrebbero essere l'espressione di uno stato depressivo, o di un periodo di insoddisfazione esistenziale che sua sorella sta vivendo. Se così fosse, potrebbe trarre grande giovamento da un percorso psicoterapeutico che l'aiuti a ritrovare la sua energia psicofisica.
Mi farebbe piacere, se lo vuole, sapere come si è evoluta la situazione di sua sorella.
Saluti e auguri.


Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 26 Ottobre 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_1127.html

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