Domande agli esperti Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 9 ottobre 2001 Andrea F. scrive:
Cara dottoressa ho letto “Cavalca la tigre” sul sito di Progetto diabete e mi sono subito sentito vicino e capito da lei nonostante non l’avessi mai incontrata, anzi il solo fatto di sapere che anche lei convive con il diabete, rappresenta per me, giovane diabetico, un fortissimo stimolo a scriverle nella speranza di trovare risposte a domande da tempo insolute.
Proverò ad essere breve, ma mi creda non è facile riassumere sei anni di malattia in poche righe.
Sono un ragazzo di 25 anni,a cui sei anni fa fu data la notizia di essere diabetico, e mi creda se le dico dottoressa, che il modo in cui fui informato dai dottori di tale situazione assomigliò ad uno scontro mortale con un treno in corsa A tal proposito ho letto, che non esistono eventi brutti o belli, dolorosi o felici ma è il modo in cui noi veniamo a conoscenza di tali eventi, l'idea che ci costruiamo che rende quegli eventi felici o drammatici.
Con questo intendo affermare che esistono molte persone che pur svolgendo il ruolo di dottori non fanno altro che curare il corpo dei loro pazienti, dimenticando che vi è un'anima, una psiche che merita anch'essa attenzione.
A questi dottori, che ho avuto la sfortuna di incontrare, vorrei rivolgere un invito SIATE MEDICI DEL MALATO NELLA SUA INTEREZZA, CURATE IL CORPO MA NON NE UCCIDETE L'ANIMA!!!.
Dottoressa mi perdoni se approfitto di questo spazio, ma sono tante le sofferenze incontrate in questi anni che vorrei far capire a quanti sono in qualsiasi modo vicini alla realtà del diabete, medici e infermieri in special modo, che per la cura del diabete non basta dire ad un giovane quale e quante dosi di insulina fare durante il giorno, non è sufficiente dirgli quale dieta seguire, occorre aiutarlo maggiormente sul piano umano, occorre aiutarlo a trovare le risposte alle domande che la psiche gli pone innanzi ogni giorno.
Da giovane diabetico posso dirle che i maggiori problemi che ho incontrato e che ancora oggi devo affrontare non sono quelli relativi al dosaggio dell’insulina o ai tempi di somministrazione della stessa e, neanche quelli relativi agli alimenti da assumere, questi sono gli aspetti “meccanici” della malattia e rispetto ad essi io non ho mai avuto grosse difficoltà, mi ritengo una persona estremamente intelligente per non riuscire a risolverli.
Dottoressa, adesso tenterò di riprendere le fila del nostro discorso e non sapendo da dove cominciare le racconterò i fatti.
All’età di 19 anni, nel pieno delle mie forze, delle mie ambizioni nonché delle mie illusioni in maniera drammatica venni a conoscenza di essere diabetico ID.
Dopo 10 mesi trascorsi nella paura e nella disperazione più nera, nell'attesa di una diagnosi definitiva ormai ridotto all’osso (pesavo circa 36kg per altezza 1.75 cm) fui ricoverato d’urgenza ed iniziai così la terapia di insulina.
Cara dottoressa, credo che sin dall’inizio il mio rapporto con il diabete abbia preso una piega storta.
Da allora ho cominciato una dura lotta contro la malattia, ricordo che la notte mi addormentavo piangendo e giuravo a me stesso che avrei preferito la morte piuttosto che cedere alla malattia.
Forse non era il modo migliore per convivere con il diabete, ma cosa avrei potuto fare? La malattia mi aveva tolto tutto, mi aveva umiliato e mi stava rendendo il contrario di quello che credevo essere.
Credo, anzi sono certo, che lei possa immaginare il dolore che ho provato in quei momenti, ricordo che mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, temevo il confronto con i miei compagni, con le ragazze (rispetto alle quali non avevo avuto mai alcuna timidezza o insicurezza) ero insicuro, impaurito ero il contrario e basta, non ERO.
Si dice che il tempo aggiusta tante cose ed in parte ciò è stato vero anche per me oggi penso che la malattia sia stata un’opportunità per me.Su quest’ultimo punto non mi dilungo, anche perché finiremmo per parlare di tematiche religiose.
Cara dottoressa quello che non le ho ancora detto è che in questi anni non ho fatto altro che alternare a periodi di perfetta gestione del diabete, durante i quali riesco a mantenere la glicemia su livelli ottimali anche grazie ad un’intensa attività sportiva, delle giornate durante le quali incomincio a mangiare e non riesco a fermarmi, anzi interrompo ogni attività fisica (e può immaginare con quali conseguenze sul controllo glicemico) mi rinchiudo in casa, non voglio vedere nessuno, n'essere visto da alcuna persona.
Dottoressa ciò che maggiormente mi addolora di quelle giornate, oltre all’idea di essere stato io stesso, mangiando in maniera smodata, la causa del mio malessere, è la sensazione di frustrazione che mi pervade, è il senso di sconfitta che mi assale.
Cara dottoressa in quei giorni arrivo ad odiarmi, mi domando come sia possibile che una persona come me cresciuta nella certezza di potere con la ragione dominare il mondo, si ritrovi vittima di istinti bestiali che la rendono simile ad una animale infimo.
Dottoressa sarebbero lungo descriverle il coacervo di sensazioni, il vortice di pensieri che mi assalgono in quei momenti ma non voglio stancarla e per questo la saluto e la ringrazio per avermi dato un sogno il sogno di riuscire un giorno anche io a cavalcare quella maledetta tigre del DIABETE.
Sperando di poterla risentire, ma non credendo che lei sia così stoica da voler sottoporsi a tale tortura, l’abbraccio.Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:
Carissimo Andrea,
sono perfettamente d'accordo con lei quando scrive che i medici e gli infermieri, per la maggior parte, considerano il paziente solo come un corpo, un caso, e non come una persona, un'unità inscindibile di psiche e soma (quante volte è successo anche a me di essere considerata solo un corpo!!!).
Mi dispiace moltissimo che lei abbia avuto un incontro così traumatico e traumatizzante con il diabete, e che questo incontro faccia sentire le sue conseguenze ancora adesso.
È vero, quello che è difficile, nel diabete tipo 1, non è tanto la gestione "meccanica" come scrive lei, ma quella emotiva e affettiva venire a sapere di avere il diabete, soprattutto durante l'adolescenza, può portare, come nel suo caso, a pensare di non poter portare avanti i propri sogni, i propri progetti, può far sentire "umiliati".
Vengo ora al punto della sua lettera che più mi ha toccata. Lei scrive "... mi domando come sia possibile che una persona come me cresciuta nella certezza di potere con la ragione dominare il mondo, si ritrovi vittima di istinti bestiali che la rendono simile ad un animale infimo". Carissimo Andrea, noi siamo fatti di istinti e ragione, di corpo e psiche; l'importante è imparare a canalizzare bene le proprie energie. Come? mi chiederà lei. Io credo fermamente nel potere curativo della psicoterapia, e qiuindi gliela consiglio vivamente. I suoi attacchi di fame "incontrollata e incontrollabile" credo le vogliono ricordare che lei è anche fatto di istinti, e penso che questo sia un sintomo che vada ascoltato e compreso inisieme a una o uno psicoterapeuta.
Le faccio i miei migliori auguri, mi riscriva pure, mi farà molto piacere leggere le sue lettere e risponderle, sperando di esserle un po' di aiuto.
Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 26 Ottobre 2001 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2001/e2_1126.html
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