Domande agli esperti Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 20 Ottobre 2000 Angela I. scrive:
Gentili dottori
siamo i figli di un malato di diabete melito di 63 anni a cui dovranno a giorni amputare una gamba all'emblèe di coscia.
Vorremmo avere qualsiasi informazione che potrebbe risultare utile per affrontare i postumi di questa terribile operazione.
In particolare ci interessa sapere
- i tempi di recupero
- come aiutare a livello psicologico il paziente
- che tipo di protesi sono previste e quali sono i centri specializzati in Italia
- a di arrivare ad una protesi quanto tempo dovrà passare e cosa si può fare per agevolare il processo
- tipo di normative ci sono per un eventuale sostegno economico e se è previsto una indennità di accompagnamento.
Vi ringraziamo per l'aiuto che vorrete fornirci.
Saremo lieti se ci indicaste anche degli indirizzi presenti in Puglia o regioni vicine.
Cordiali SalutiRisponde il prof. Salvatore Verga, diabetologo:
L'amputazione maggiore (alla coscia) di un arto è una pratica chirurgica demolitiva necessaria per evitare il manifestarsi di stati settici ad alto rischio per il paziente. È chiaro che i tempi di recupero dipendono da molteplici fattori quali le condizioni generali e nutrizionali del paziente, lo stato metabolico e quindi la necessità di mantenere un buon controllo dei valori glicemici, la bonifica di eventuali focolai settici residui.
L'intervento in questione ha notevoli ripercussioni sull'assetto psicologico del paziente e pertanto l'ambiente familiare e l'attualità affettiva dei familiari più prossimi è elemento determinante nell'accettazione dell'evento da parte del paziente e quindi nel contribuire ad una visione meno drammatica della propria condizione. Le ferite dei vincitori guariscono meglio e più rapidamente delle ferite dei vinti l'assioma, già conosciuto dai nostri progenitori, trova oggi ampio credito scientifico nelle ben note interrelazioni tra stato psichico ed affettivo e sistema immunitario. In altri termini una condizione psicologica ottimale favorisce un più rapido recupero. La protesizzazione può essere effettuata a guarigione completa della ferita chirurgica e dopo l'ottenimento di un recupero accettabile del trofismo muscolare del moncone residuo. Solo allora va definito il tipo di protesi da utilizzare.Risponde la dott.ssa Alessandra Aronica, psicologa:
Cara signora Angela,
concordando pienamente con quanto scritto dal dottor Verga, mi permetto di aggiungere qualche ulteriore suggerimento di tipo psicologico.
La perdita di una gamba comporta sempre nel soggetto una notevole dose di stress da una parte perché cambia improvvisamente la propria immagine corporea, che è un'immagine mentale che ciascuno di noi si forma man mano nella vita; dall'altra perché il soggetto non potrà più camminare come faceva prima.
Il periodo più duro sarà quello conseguente all'amputazione e che precederà l'eventuale applicazione della protesi. A mio giudizio è importante che la famiglia sia affettivamente vicina alla persona che è stata operata, che non neghi la sua sofferenza dicendo frasi consolatorie del tipo "Ma dai, non è niente, vedrai che passerà presto", ma piuttosto si rivolga a questa persona con frasi come, ad esempio "Ti sono vicino, posso immaginare quanto tu adesso stia soffrendo ".
Molto importante che i membri della famiglia non provino vergogna per il nuovo stato del loro famigliare e che quindi lo accompagnino, anche se momentaneamente sulla carrozzella, a fare dei giri in città per le strade, dal giornalaio, al supermercato, a prendere i nipotini che vanno a scuola, al cinema, al bar. È anche molto importante fare in modo che suo padre sin dall'inizio si possa rendere utile in qualche modo alla famiglia, ad esempio aggiustando un filo elettrico, attaccando un bottone, pulendo delle verdure.
Il soggetto infatti, per raggiungere un buon equilibrio emotivo dopo uno stress così grande, ha bisogno di calore affettivo e di poter sentire che è ancora utile per qualche cosa e che non si deve vergognare del suo nuovo stato così come gli altri familiari non se ne vergognano.
Dal punto psicologico, per una perdita grave come questa si parla di "lutto". In seguito a tale perdita è normale che un soggetto abbia un periodo di circa un anno di "elaborazione del lutto". In parole semplici, per tutto l'anno successivo all'amputazione è del tutto normale che vostro padre provi sentimenti come disperazione, dolore, sconforto, mancanza di fiducia in se stesso, ed è bene, tengo a sottolinearlo nuovamente, che tutti i famigliari accettino questi sentimenti e non li neghino. Se però questo tipo di sentimenti dovesse ancora durare dopo un anno dall'intervento, sarebbe consigliabile portare vostro padre da un neurologo che lo aiuti dal punto di vista farmacologico con degli antidepressivi, ed eventualmente da uno psicologo che gli offra un valido sostegno psicologico.
Se il vostro padre è religioso potrebbe essergli utile avere dei colloqui con un padre spirituale, sia prima che dopo l'intervento.
Le faccio molti auguri, mi farebbe piacere sapere, in futuro, come sta suo padre.
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 21 Dicembre 2000 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2000/e2_801.html
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