Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 22 Settembre 1999 Manuela M. scrive:
Ho saputo solo oggi della presenza del microinfusore, vorrei sapere più dettagliatamente come funziona e come si mette sul proprio corpo.
Ringrazio anticipatamente

Risponde Roberta Manca, Collaboratrice di Progetto Diabete:
Il principio sul quale si basa il microinfusore per insulina è quello di garantire nelle 24 ore una erogazione continua di insulina, la cui entità è decisa in base all'andamento della glicemia osservato nel corso di una giornata tipo (si programma l'apparecchio ora per ora, stabilendo la quantità di insulina che lo stesso deve erogare: l'insulina viene rilasciata cosi in modo continuo; una piccola quantità ogni tre minuti circa). Questo cosiddetto "profilo basale", è determinato piuttosto empiricamente: inizialmente si va un po' ad intuito, poi si procede per aggiustamenti successivi, in base alle indicazioni dei controlli glicemici.
All'insulina iniettata grazie al profilo basale, si aggiungono i "boli", le dosi di insulina che si iniettano in occasione dei carichi glicemici (essenzialmente ai pasti, oppure se capita di trovare un valore eccessivo di zucchero nel sangue).
Questo schema terapeutico, permette numerose "libertà" rispetto alla terapia tradizionale: la possibilità di avere degli orari (ad esempio quelli dei pasti) piuttosto flessibili; non si corre infatti il rischio di rimanere "scoperti" (cioè che finisca l'effetto dell'insulina iniettata ore prima....chi fa la lispro, ad esempio, è plausibilmente molto legato alla "breve vita" di questo tipo di insulina).
Per lo stesso motivo, è possibile dormire più a lungo.

Un altro vantaggio citato dai portatori di pompe per insulina è quello legato alla possibilità di controllo delle ipoglicemie. Da un lato infatti l'apparecchio può essere arrestato, o la dose oraria di insulina programmata può essere ridotta ogni qual volta si è in ipoglicemia o si teme di andare incontro ad un evento di questo tipo: si evita così che l'erogazione di insulina continui andando ad aggravare la ipo.
Inoltre, poiché, anche in occasione dei boli, la quantità di insulina che entra in circolo "in un colpo solo" è sempre minore rispetto a quanto succede con la terapia tradizionale, anche la possibilità (o almeno la paura!) che si verifichi una ipo è ridotta.

La grandezza del microinfusore è paragonabile a quella di un teledrin. Sottocute, fermata da un piccolo cerotto, è inserita una micro cannula in teflon, che viene cambiato una volta ogni 4/5 giorni (ci si punge una volta ogni 4/5 giorni); si inserisce con un ago che viene subito rimosso e, in genere, non dà nessun fastidio (se disturba, o si ha l'impressione che la parte si infiammi, basta rimuoverla e cambiare il sito di iniezione.
Il "quick release" è il sistema che mi permette di staccare il tubicino che collega la microcannula al microinf. lasciando inserita sottocute la microcannula e evitando, almeno parzialmente, dalla dipendenza dall'apparecchio.
Fare la doccia, liberarsi del microinfusore per vestirsi o per qualsiasi altro motivo... è possibile farlo senza doversi ribucare al momento di indossarlo di nuovo.

L'insulina che si usa abitualmente per il micro è la la pronta (sia la classica che la lispro) in concentrazione 100, la stessa concentrazione usata per le penne; in ogni carica (cartuccia) ci stanno c.ca 300 unità.

n.d.r.: Ulteriori informazioni alla pagina: http://www.progettodiabete.org/expert/e1_11.html.


Ultimo aggiornamento: Gio, 7 Ottobre 1999 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1999/e2_376.html

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