Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 7 maggio 1999 Fabio M. scrive:
Vorrei domandarvi se l'acufeni (fischio o ronzio delle orecchie) entra nelle statistiche delle complicanze del diabete, come fatto sporadico o viceversa.
Io, dopo 33 anni di diabete insulinod. ne sono affetto e la cosa non avrebbe neanche così tanto peso se non fosse che sono molto appassionato di musica oltreché musicista.
Il ronzio mi accompagna da circa due anni (ora ne ho 35). L'ultimo esame audiometrico ha confermato un udito perfetto, ma io sento che qualcosa è cambiato, in quanto non riesco più a gustarmi certi passaggi musicali come prima, ed ho una certa difficoltà a rilassarmi la sera perché il silenzio naturalmente amplifica il problema.
L'ABR ha rilevato nessun danno al nervo acustico.
Fatto curioso rimane che l'intensità del ronzio è direttamente proporzionale al valore glicemico (anche se non in modo matematico) e in periodi particolarmente compensati tende addirittura a scomparire.
L'ultimo otorino mi ha detto: è il diabete, non c'è niente da fare...., controlla il più possibile la glicemia.
O.K., va bene.... ma non c'è nient'altro......
Mi conforterebbe almeno sapere dove sono stato colpito e se "rischierò d'affondare" come successe a Beethoven!
Grazie Fabio M.

Risponde il prof. Giorgio Grisanti, Professore Ordinario di Audiologia:
La presenza di acufeni in soggetti affetti da diabete è da considerarsi un fatto sporadico, specie quando non si accompagna ad alcuna diminuzione della funzione uditiva.
Nel suo caso, sia il risultato normale dell'esame audiometrico tonale, che la negatività dell'esame ABR, sono sufficienti a stabilire l'assenza di alterazioni a livello del labirinto (coclea) e del nervo acustico.
Modificazioni a carico dell'apparato uditivo possono invece, in caso di diabete, essere presenti sia per le note alterazioni della microcircolazione che per fattori di tipo tossico (iperglicemia).
Poiché, però, la presenza di acufeni, anche in assenza di una ipoacusia, potrebbe rivelare una iniziale sofferenza delle cellule neurosensoriali del labirinto, sarebbe consigliabile sottoporsi ad una particolare moderna indagine consistente nella ricerca delle "otoemissioni acustiche".
Il fatto che l'intensità dell'acufene sia direttamente proporzionale al valore glicemico e che tenda a scomparire in periodi particolarmente compensati, non è né curioso, né strano, essendo proprio l'iperglicemia responsabile dell'acufene. E giustamente il collega otorino ha consigliato di controllare il più possibile i valori glicemici.
Parallelamente, allo scopo di escludere del tutto altre possibili cause, sarebbe però consigliabile eseguire alcuni accertamenti quali un'impedenzometria, un esame radiografico della colonna cervicale ed un esame eco-color-doppler dei vasi epiaortici.
È del tutto comprensibile che la presenza di acufeni, causa di disagio in ognuno di noi, sia avvertita come fonte di fastidio in un appassionato di musica oltreché musicista!
A questo proposito, è però opportuno ricordare come suoni ad alto volume (musica rock, batteria, alcuni strumenti a fiato presenti nell'orchestra, ecc.) possono in alcuni casi incrementare l'intensità degli acufeni.
Per quanto riguarda la terapia degli acufeni, oltre alla riduzione dei fattori causali (nel suo caso l'iperglicemia), sono da prendere in considerazione la tradizionale terapia farmacologica, ed oggi anche la moderna "retraining therapy" e la terapia di tipo cognitivo-comportamentale.
Auguri e buon ascolto del nostro grande Beethoven!


Ultimo aggiornamento: Gio, 17 Giugno 1999 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1999/e2_318.html

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