Domande agli esperti Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 16 Febbraio 1999 Alessandra A. scrive:
Caro Marco, sono insulinodipendente da quasi 30 anni. Il mio equilibrio glicemico è stato ed è tuttora molto instabile, e sono molto sensibile all'insulina.
Da circa 7 anni controllo le glicemie sistematicamente 4-5 volte al giorno, e, se è il caso, aumento o diminuisco le dosi di insulina, ma, nonostante tutto, non riesco ad avere tutto sotto controllo (e sennò che tigre sarebbe?).
Il diabetologo che mi segue dice che va bene così.
Un altro diabetologo che avevo incontrato ad un convegno mi aveva invece detto che ho un atteggiamento sbagliato, che dovrei farmi pochi controlli, uno al giorno, variando gli orari.
Tu cosa ne pensi?
Io so solo che certe volte il sintomo di un'ipo si rivela poi essere quello di un'iper, che certe volte sono stanchissima e poi scopro che ho più di 200...
Ti ringrazio della tua attenzione, spero che ci potremo conoscere dal vivo a Firenze.Risponde il dott. Marco Songini, diabetologo:
Cara Alessandra,
innanzitutto ti ringrazio della fiducia accordatami:-)) La gestione quotidiana del diabete insulinotrattato non è mai cosa semplice e solo pochi "fortunati" tra i diabetici vanno avanti tranquilli con dosi relativamente fisse e con glicemie che oscillano di poco rispetto ai valori consigliati. Ma la stragrande maggioranza, me compreso, devono vedersela con fluttuazioni che, se io poi posso in gran parte comprendere "forte" della mia preparazione tecnicoscientifica (e qui non voler intendere alcuna presunzione...solo una realistica constatazione che distacca noi diabetologi dai "glicemologi" e che ho sempre prima verificato sulla mia pelle e che però posso orgogliosamente rivendicare), non sempre riesco a tenerle sotto stretto controllo...in ogni caso vanno affrontate e risolte volta per volta. La terapia insulinica ottimizzata è, come penso poi adotti tu, quella intensiva (hai letto il mio articolo sull'insulinoterapia?) finalizzata per quanto è possibile al mantenimento di valori di HbA1c intorno al 7%. La capacità si manifesta, più che nel dosaggio e nel tipo di insulina, sulla conoscenza delle tecniche basilari come p.e. del timing dell'iniezione di insulina, del sito, della variazione dello schema e da una informata e corretta autogestione alimentare e non certamente sull'aborrito termine o concetto di "dieta". Io i mei ragazzi li ho "allenati" nel corso di quello splendido setting che è il campo scuola e che organizzo oramai da decenni. Le opinioni dei colleghi diabetologi che tu mi riferisci poson esser valide entrambe, in alcuni casi anch'io consiglio di "staccar la spina" e concedersi un breve relax. Considera che oggi uno dei maggiori problemi della terapia intensiva è l'ipo asintomatica che trova una delle sue spiegazioni nel mantenere valori francamente preipoglicemici per lungo tempo con perdita da parte dei neuroni glucostati cerebrali di allertare l'ipo che avanza e questo fenomeno si riduce se manteniamo i valori dell'emoglobina glicosilata sopra il 5-6%. In sintesi, senza conoscere un po' meglio la tua storia umana e clinica non posso dirti di più ma son sicuro che se potremo chiaccherare un po' a tu per tu qualche buon consiglio te lo potrò dare. Concludo con quello che io e altri valenti diabetologi "umani" nel mondo pensano e cioè non esiste il diabete instabile (brittle degli autori anglosassoni) ma solo il diabetico instabile (e forse ancora di più il diabetologo instabile...ed ignorante).
Ultimo aggiornamento: Lun, 22 Febbraio 1999 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1999/e2_257.html
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