Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 18 Marzo 1998 Giovanna M. scrive:
L'altro giorno mia sorella, che è la madre di una ragazza diabetica, mi raccontava che a check-up (quella trasmessa su TMC) un medico di cui non sa riferirmi il nome diceva che in qualche laboratorio di ricerca sono riusciti, con la manipolazione genica, a fare produrre insulina a cellule del corpo umano normalmente deputate ad altro.
Questo a suo dire risolverebbe il problema del rigetto perché naturalmente si userebbe la tecnica dell'autotrapianto. Purtroppo però queste cellule producono insulina all'infinito e non in relazione al fabbisogno momentaneo dell'organismo. Hai notizie più dettagliate in merito?

Il 18 Marzo 1998 Massimo C. scrive:
Ho letto fra le lettere che Vi giungono, una datata 14 marzo 1998 a firma di William P. il quale ha fatto una domanda specifica in merito a nuove cellule in grado di produrre insulina.
Ho letto la risposta ma la stessa non entra nel merito della domanda.
Il ragazzo sicuramente non intendeva riferirsi all'infusione di beta cellule ma alla cosiddetta manipolazione genetica a cui alcuni ricercatori stanno lavorando.
Il centro all'avanguardia in questo settore in Italia è il Tigem, presso l' Ospedale San Raffaele di Milano, in cui un gruppo di ricercatori, sotto la guida del prof. Claudio Bordignon stanno lavorando nel senso sopra descritto.
Poco meno di due anni fa, dal momento che anch'io sono investito del problema in famiglia, ho avuto modo personalmente di parlare con il prof. Bordignon il quale mi confermava che la speranza di una cura al diabete insulinodipendente sta principalmente nella terapia genetica.
Tale terapia consiste nel "costruire" in una qualsiasi cellula il meccanismo genetico in grado di produrre insulina secondo le esigenze fisiologiche del soggetto.
Mi confermava già allora che questo sistema è funzionante, sperimentato sui topi di laboratorio, fino alla produzione di insulina.
In questo modo si è dimostrato che attraverso la terapia genica si può guarire dal diabete senza problemi di rigetto in quanto trattasi di cellule trattate del proprio organismo.
Questo trattamento non è ancora stato trasferito nell'uomo soltanto perché alla scoperta manca un solo tassello: l'individuazione del gene in grado di limitare la produzione della quantità di insulina in riferimento alla effettiva esigenza. I topi di laboratorio trattati guariscono infatti dal diabete e producono in maniera endogena l'insulina senza però controllo nella quantità con la conseguente permanenza di stato di ipoglicemia.
Volevo intervenire per fare questa precisazione che spero sia riportata nel sito o girata a William P., perché ritengo che un fatto così importante non sia adeguatamente preso in debita considerazione.
Abbiamo un centro in Italia tra i più quotati a livello mondiale sulla ricerca genetica e non ho mai visto nei siti che trattano del diabete, riportare notizie del tipo di quella che William ha tentato di introdurre e che penso di aver colto nella sua sostanza.
È lodevole l'iniziativa di parlare delle novità sul trattamento del diabete, di scambiarci le proprie esperienze, di darci dei consigli ma ritengo che sia giunto il momento di avere un occhio di riguardo a quanto stanno facendo i ricercatori genetici nel nostro paese.
Manca un tassello per arrivare ad una soluzione genetica del diabete e se tutti insieme prestassimo maggior attenzione a questa possibile soluzione futura e soffiassimo alle spalle dei ricercatori, potremmo effettivamente contribuire per superare questo ultimo scoglio consistente nella scoperta di quel gene destinato da madre natura a regolare la produzione dell'insulina da parte di cellule geneticamente trattate che hanno dimostrato già da qualche anno di essere in grado di poter fare.
Sottolineo la necessità, secondo me, di farci sentire su questo argomento che non ha l'attenzione che mertita.
È convinzione dei luminari che trattano la materia, che la soluzione al diabete sarà solo genetica: gli altri tentativi sono dei paliativi.
Rimaniamo in contatto e approfondiamo tutti l'argomento facendo girare, possibilmente, questo mio scritto ed anche il mio E-mail se lo ritenete utile.
Mi rendo disponibile a coordianare un'iniziativa di massa che possa permetteci di avere notizie più attuali sulla ricerca genetica per la cura del diabete insuilinodipendente.

Risponde Marco Songini:
Credo che relativamente al contenuto della trasmissione, si sia già espresso in modo esauriente il signor Massimo.
Entrando invece nel merito della terapia genica, cui si faceva riferimento nella trasmissione, bisogna considerare che il diabete è una malattia dovuta non ad singolo gene ma piuttosto a una combinazione di fattori genetici ed ambientali che insieme causano il diabete.
La predisposizione genetica viene ovviamente ereditata dai nostri genitori e, anche se ora sappiamo molto più di qualche anno fa sui vari geni coinvolti (attualmente sono conosciuti più di 20 geni che hanno una qualche influenza sul rischio di diabete) ancora molto rimane da scoprire, particolarmente i meccanismi tramite cui i geni influenzano il processo autoimmune che si pensa conduca al diabete.
Sappiamo infatti che sia il trapianto dell'intero pancreas, sia quello delle isole rigenerate, hanno bisogno della terapia immunosopressiva esogena per evitare che il sistema immunitario distrugga nuovamente, pur a tanta distanza dal primo attacco (memoria immunologica) le nuove beta-cellule.
La terapia genica per il diabete di tipo 1, è oggi orientata verso l'ingegneria genetica di beta-cellule ricavate da animali per renderle in grado di riconoscere il glucosio e di liberare l'insulina in quantità appropriata e sufficiente. Per impedire al sistema immunitario l'attacco alle cellule, queste vengono incapsulate. Finora tutto questo è stato sperimentato solo su modelli animali.
Per evitare la necessità di proteggere le nuove cellule dagli attacchi autoimmuni, si sta prendendo in considerazione la manipolazione di cellule che normalmente non producono insulina (per esempio cellule della pelle, del fegato, dei muscoli), e che quindi non risveglierebbero la memoria immunologica killer, provenienti dallo stesso paziente, per renderle in grado di produrre e liberare l'insulina dalla proinsulina. Ciò è stato realizzato su modelli animali (topi) con i fibroplasti anche se al prezzo di causare uno stato di costante ipoglicemia nell'animale dovuto al fatto che queste cellule mancano del "sensore" del glucosio che regola la produzione ed il relativo rilascio di insulina. Gli studi stanno attualmente procedendo per trasferire a queste cellule l'informazione genetica che permetterà loro di riconoscere il glucosio e modulare di conseguenza il rilascio dell'insulina.
Vi è poi un altro fattore non trascurabile: ogni cellula ha un proprio sistema regolatore della crescita: l'introduzione di nuovi tipi di cellule potrebbe scatenare una crescita incontrollata delle stesse, provocando effetti secondari come il tumore: quindi i procedimenti di verifica sono molto severi e richiedono molto tempo.
Mentre da un lato siamo incoraggiati dal grande sforzo che la ricerca scientifica sta compiendo nel tentativo di "curare" il diabete (finora siamo riusciti solo a scoprire terapie sostituive e quindi non definitive), crediamo che un almeno altrettanto importante sforzo andrebbe compiuto nel tentativo di scoprirne le cause e quindi "prevenire" il diabete nei soggetti a rischio che ancora non hanno subito alcun insulto immunologico ed hanno il loro pancreas ancora indenne da qualsiasi seppur iniziale lesione. Vanno quindi incoraggiati quei ricercatori, anche italiani, che stanno prodigandosi in entrambe le direzioni.

Risponde Guido Seu:
Ho letto molto attentamente la sua lettera, e la ringrazio vivamente per quanto mi ha scritto.
Non avendo visto la trasmissione cui William accennava e non avendo avuto da lui informazioni precise, non ero in grado di dare risposte precise.
Sono pienamente d'accordo con quanto lei dice nella lettera riguardo il "soffiare alle spalle dei ricercatori", a maggior ragione se sono italiani: è uno degli obiettivi dichiarati nella "mission" di Progetto Diabete.
Sono d'accordo anche sul far circolare al più presto la notizia e accolgo pienamente la sua proposta di coordinare un'iniziativa di massa per tenerci reciprocamente informati sull'argomento. Progetto Diabete sarà ben felice di sostenere questa tua iniziativa.


Riferimenti:
Lettera di William P.:http://www.progettodiabete.org/expert/1998/e2_93.html
Trapianti di cellule:http://www.progettodiabete.org/expert/e1_5.html#will
http://www.progettodiabete.org/expert/1998/e2_69.html
http://www.rcs.it/corriere/1998/01/28/fin/a0086027.htm (Corriere della Sera)

Data ultimo aggiornamento: Lun, 23 Marzo 1998 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1998/e2_95.html

Pag. < Home Pag. >
[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere]


Hosted by Publinet