Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 29 Ottobre 1998 Sandro V. scrive:
Ho letto su una enciclopedia medica di una particolare dieta per diabetici detta a lista di scambio.
Nell'enciclopedia si parlava dell'American Diabetes Association. Io purtroppo non conosco molto bene l'inglese e quindi sul sito dell'A.D.A. non posso trovare molte informazioni. Chiedo a voi se siete in grado di fornirmi maggiori informazioni su questo tipo di dieta e se posso trovare libri che trattano l'argomento (oppure siti).
Grazie di cuore dell'aiuto!

Risponde la dott.ssa Anna Casu, diabetologa:
La “dieta a liste di scambio” si basa sulla necessità di avere una alimentazione variata mantenendo un costante apporto dei vari nutrienti. I cibi sono perciò stati divisi in gruppi di alimenti simili per contenuto di principi nutritivi.
Si stabilisce poi una dieta bilanciata di base sulla quale vengono fatte le sostituzioni all'interno delle liste di scambio (i gruppi di alimenti). Ad es. se sono previsti tot. grammi di pane (carboidrati) questi possono essere sostituiti da una corrispondente quantità di un altro degli alimenti della stessa lista (patate, pasta, riso, polenta, grissini etc.). È come se in un pasto ci fossero un primo (carboidrati), un secondo (proteine), un contorno (verdure) e la frutta: in generale siamo già per abitudine portati a non sostituire la frutta o la verdura con un primo... per le liste di scambio è esattamante lo stesso.

I gruppi di alimenti sono:

Il messaggio è quello che la corretta alimentazione deve contenere, in opportuna quantità, i cibi di tutti i gruppi e non di uno solo.
Questo è valido sia che si segua una dieta, sia che si tenga una alimentazione libera dopo aver imparato ad adeguare ad essa le dosi di insulina.
Tuttavia, questa suddivisione degli alimenti è utile solo limitatamente al fine del controllo della glicemia. Infatti, quantità equivalenti di alimenti di uno stesso gruppo hanno differente potere di innalzare la glicemia e soprattutto lo fanno in tempi differenti in relazione al loro assorbimento intestinale e alla loro composizione.
È stato perciò introdotto da Jenkins il concetto di indice glicemico di un alimento che rappresenta la sua capacità di innalzare la glicemia rispetto all'alimento di riferimento rappresentato dal pane.
Per esempio scambiando 100g di pane con l'equivalente di patate (stesso gruppo di scambio), pur avendo ingerito la medesima quantità di carboidrati, avremo un aumento della glicemia molto più repentino poiché le patate hanno un indice glicemico superiore al pane.
Spero di essere stata d'aiuto


Ultimo aggiornamento: Ven, 6 Novembre 1998 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1998/e2_192.html

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