Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 27 Maggio 1998 Lorenza P. scrive:
Il mio partner, 36 anni, da qualche anno ha scoperto di essere diabetico.
Il suo diabete è insulino-dipendente e molto instabile. Nessuno della sua famiglia ha mai sofferto di questa patologia. Purtroppo, nonostante siano ormai passati 6 anni dall'insorgenza, lui non riesce ad accettare il suo "stato" e si sente un handicappato. Per quanto riguarda l'insulina, non tralascia mai di iniettarsela, ma il tipo di vita che conduce non è proprio quella che si confà alla sua situazione. Mangia ad orari "sballati" e, vivendo ancora con i suoi, invece di cercare di spiegare a loro ciò che gli è necessario, si adatta a quello che trova in tavola. Inoltre lavora 15/20 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza mai prendersi un attimo di riposo.
Il risultato è che le sue "curve" assomigliano più o meno a "montagne russe" e quasi tutti i giorni ha più episodi di ipo.
Io cerco, con molta delicatezza, di fargli capire che sarebbe meglio condurre una vita diversa e cercare di "raccontare" la sua malattia sia ai suoi genitori che ai suoi amici, ma non riesco a superare il muro che si è costruito intorno.
Il diabete per lui è qualcosa da nascondere, un onta...
Cosa posso fare?
Grazie per l'aiuto!

Risponde la dott.ssa Ilaria Vannucci, psichiatra e psicoterapeuta:
Ciò che mi colpisce della sua lettera è la frase: il tipo di vita che conduce non si confà alla sua situazione.
Per lei è ben chiaro il tipo di vita che il suo compagno dovrebbe condurre, una vita probabilmente scandita dai ritmi della malattia.
Per quanto dettato dall'affetto che lei nutre per il suo compagno questa modalità di relazione è estremamente controproducente poiché conduce in ogni caso il suo compagno a sentirsi in colpa e inadeguato nell'aderire ad un ipotetico modello di vita che "altri", (medici, genitori, compagna) ritengono più adeguato per lui, a vivere uno "stato" di malattia e sentirsi handicappato, percependo costantemente come altri giudichino la SUA vita, valutando negativamente i suoi tentativi di vivere come essere umano e non come malato.
Proviamo a vedere la relazione da un altro punto di vista: probabilmente il suo compagno è sempre stato un uomo molto attivo nel lavoro, forse anche nello sport, durante gli anni che hanno preceduto l'insorgenza del diabete.
Forse l'approccio più corretto può essere iniziare a cogliere questa continuità nella sua vita e aiutarlo a chiedere anche ai medici degli schemi insulinici più flessibili e adatti al suo stile di vita.
Oggi è più facile rispetto al passato, fortunatamente la terapia del diabete si è notevolmente evoluta e consente spesso, con una buona conoscenza dell'autogestione, uno stile di vita assai simile a quello di un soggetto non diabetico.
Cordialmente.


Ultimo aggiornamento: Mar, 2 Giugno 1998 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/1998/e2_134.html

Pag. < Home Pag. >
[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere]


Hosted by Publinet