Domande agli esperti
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Il 17 Dicembre 1997 Alessandra L. scrive:
Io ho 21 anni mio fratello 13 ed è diabetico da 5.
Lui sta bene, "quasi" ben compensato (nel quasi ci stanno i suoi colpi di testa, rari per fortuna, tipici dei suoi 13 anni) e mi sembra che sia allegro sereno e che acceti bene il suo problema.
Credo invece di essere io a non averlo ancora completamente accettato, dopo 5 anni ancora non riesco a imparare a fare una banalissima iniezione di insulina né a occuparmi attivamente di lui. Be' forse non è necessario (lui sa gestirsi benissimo e i miei genitori lo seguono) ma ho deciso che devo fare di tutto per vincere questa stupida paura...
Avete un consiglio da darmi?????? O anche solo un messaggio di incoraggiamento???
Risponde Guido Seu:
Credo che il primo passo tu lo abbia già fatto: il fatto che tu hai scritto a Progetto Diabete è indice del grande affetto che tu hai per tuo fratello, e credo che la prima cosa di cui una persona col diabete, ed in particolare un ragazzo, ha bisogno è l'amore di chi gli sta accanto.
Un mio caro amico, diabetico, mi ha detto una volta: "io ho il diabete di tipo 1 (insulinodipendente), esiste poi il diabete di tipo 2 (non insulino-dipendente), ma c'è anche il diabete di tipo 3: quello delle persone che vivono al mio fianco e mi stanno vicine".
Io non ho il diabete, ma lo ha il mio bambino di 11 anni. I primi tempi sono stati molto duri: imparare a fare le iniezioni, comprendere i suoi nuovi ritmi ed adeguarvi i nostri, convivere con la paura di non fare mai abbastanza, o di sbagliare. Tutte cose che ancor oggi sono presenti nella quotidianità della nostra vita.
Ma tutto questo non ci deve angustiare o rattristare: non c'è niente di peggio per una persona con un problema qualsiasi, dover tirare su il morale a chi invece dovrebbe e potrebbe aiutarlo. Hai presente quando ti rivolgi ad un'amica e le dici "Oggi ho un gran mal di testa..." e lei ti risponde "Non dirmi niente, è tutto il giorno che sto male anch'io..."
Non si deve però neppure essere invadenti od ossessivi. L'hai detto tu stessa "lui sa gestirsi benissimo...".
Credo che l'approccio giusto sia quello di essere disponibili, tenendoci soprattutto informati su quanto lo può aiutare a migliorare la qualità della sua vita, incoraggiandolo quando ne ha bisogno (e penso che per una sorella le occasioni non manchino, soprattutto quando cominceranno i primi problemi della sua età), aiutandolo a superare certi piccoli momenti di crisi, magari anche senza parlare, ma con un semplice gesto, uno sguardo, un piccolo servizio. Un pò quello che qualsiasi sorella farebbe per un qualsiasi fratello.
Penso però che almeno tre cose tu le debba imparare:
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