Domande agli esperti

Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.


Il 23 Aprile 1997 Paolo B. scrive:
Salve e complimenti per il Vs. sito... Io sono il papà di una bimba di anni 5 e mezzo affetta dal diabete mellito insulino-dipendente dall'età di anni 3, per cui sono più di due anni che pratichiamo la terapia insulinica.... Abbiamo letto di recente su una rivista (Donna Moderna) un articolo che parlava della nuova pillola a rilascio prolungato di insulina.....ossia un involucro capace di contenere l'insulina e non sciogliersi in gola, ma solo nell'intestino, o meglio laddove è necessario.... Ne sapete niente? Grazie per le risposte.

Guido Seu risponde:
L'articolo a cui lei si riferisce è apparso sul settimanale femminile DonnaModerna (edito da Mondadori) del 16/4/97. L'articolo, o meglio la news, intitolata "Solo pillole per il diabete" diceva:
"Tra breve i diabetici assumeranno l'insulina non più attraverso iniezioni, ma in pratiche e comode pillole. I ricercatori di un'azienda statunitense hanno infatti messo a punto un sistema di somministrazione attraverso microsfere, capaci di superare indenni lo stomaco e di rilasciare l'insulina nell'intestino."
Purtroppo l'articolo non cita nè il nome dell'azienda, nè la fonte di questa informazione.
Non volendo addentrarmi troppo sulle modalita' di diffondere certe notizie da parte di taluni giornalisti, che preferiscono i titoli accattivanti alle informazioni dettagliate, ho tentato di approfondire la sua domanda (alla quale peraltro avevo gia' risposto in modo sintetico, cfr: http://www.progettodiabete.org/expert/1997/e2_1.html).

Mi risulta esistano due campi di ricerca per l'utilizzo dell'"insulina orale":
1)nella prevenzione del diabete mellito insulino-dipendente (IDDM, o di tipo I);
2)nella gestione del diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM, o di tipo II).


1.
L'utilizzo dell'insulina orale per la prevenzione del diabete tipo 1 è la seconda fase (iniziata il 10/9/96) del piano di studi (Diabetes Prevention Trial) promosso dal NIH (National Institutes of Health) negli USA. Essa prevede la somministrazione di una pillola di insulina al giorno a soggetti con un moderato rischio di sviluppare il diabete mellito tipo 1 (25-50% in 5 anni). Mentre la prima fase, per i pazienti ad alto rischio(oltre il 50%), consisteva di due iniezioni giornaliere di insulina.
I ricercatori affermano che l'insulina orale non può essere usata per trattare il diabete gia' attivo in quanto verrebbe digerita dall'organismo. Mentre sostengono che l'uso dell'insulina orale o sottocute può arrestare o ritardare il processo autoimmune di distruzione delle cellule delle isole di Langerhans (quelle cellule del pancreas che producono l'insulina).
Uno studio simile era stato precedentemente avviato dalla Lilly and Company e dalla AutoImmune Inc. il 2/12/94 su un prodotto denominato AI-401.
Sono stati fatti anche studi su animali di laboratorio con risultati soddisfacenti.

Fonti delle notizie:
-CNN: 10/9/96 (col contributo della Associated Press);
-CNN: 10/9/96 (corrispondente Jeff Levine);
-University of Florida Health Sciences Center (6/2/97);
-"Sai P., et al: Prophylactic oral administration of metabolically active insuline entrapped in isobutylcyanoacrylate nanocapsules reduces the incidence of diabetes in nonobese diabetic mice, J Autoimmun 9 (6): 713-722 (1996)";
-"Von Herrath MG, Dyberg T., Oldstone MB: Oral insulin treatment suppresses virus-induced antigen-specific destruction of beta cells and prevents autoimmune diabetes in transgenic mice, J Clin Invest 98 (6): 1324-1331 (1996)".
I farmaci di cui sopra sono tuttora in fase di sperimentazione.


2.
Il 3/9/96 la Cortecs International (Londra) annunciava l'avvio di una ricerca sull'utilizzo di pillole di insulina per la gestione del diabete. Specificava anche che il prodotto (se mai ci sarebbe stato un prodotto commerciabile) era per ora indirizzato solo a quei pazienti affetti da diabete di tipo 2 che avessero bisogno di un apporto esterno di insulina.
Lo studio, inizialmente su 6 volontari, prevedeva la somministrazione di insulina o placebo tramite un tubo nell'alto intestino. Si è accertato che la somministrazione di insulina, a differenza del placebo, provocava un aumento del livello dell'insulina nel plasma.
Una seconda fase prevedeva l'assunzione del farmaco per via orale, tramite tavolette. Anche questa fase, conclusasi a novembre del 1996, ha dato i risultati attesi. Nel corso del 97 si procedera' quindi alla terza fase di sperimentazione su pazienti diabetici.
Il prof. Paul Zimmet, Capo Esecutivo dell'International Diabetes Institute e co-curatore del rapporto sulla "Prevenzione del Diabete e delle sue Complicazioni" del WHO Expert Committee, afferma che "esso potra' avere un ruolo molto importante nella gestione del diabete tipo 2. Così il suo ruolo potra' anche essere esplorato in pazienti insulinodipendenti."

Esiste poi uno studio effettuato in Giappone su ratti diabetici dal titolo:
"Kimura T, et al.: Oral Administration of Insulin as Poly(Vinyl Alcohol)-Gel Spheres in Diabetics Rats, Biol Pharm Bull 19 (6): 897-900 (1996)"
in cui gli autori parlano di un sistema di incapsulamento dell'insulina (PVA-GS) per impedirne la digestione a livello gastrointestinale. Inoltre l'aggiunta di inibitori ne prolungano la permanenza nell'intestino in modo da permetterne un maggiore assorbimento da parte delle mucose. Anche questo studio ha dato risultati incoraggianti.


Traendo le conclusioni, allo stato attuale non esiste nessuna garanzia sulla commercializzazione a breve di insulina orale, tanto meno si prevedono insuline orali per la gestione del diabete di tipo 1 (di cui è affetta sua figlia, come il mio maschietto).
Ritengo però che gli studi sulla materia (insuline alternative, trapianti, apparecchi per la misura della glicemia non invasivi, cioè che non richiedono sangue, ecc.) ci permettono di sperare in un continuo miglioraramento della qualita' della vita dei nostri figli. E, chissa', in una soluzione definitiva ai problemi che accompagnano il diabete.


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