Marcatori del prediabete tipo 1

Il diabete mellito tipo 1 è preceduto ed associato ad una risposta cronica autoimmune nei confronti di antigeni delle beta cellule pancreatiche.

I vari autoanticorpi diretti contro determinati autoantigeni della beta cellula pancreatica - quali quelli diretti contro la glutammicodecarbossilasi detti GADA, quelli contro gli autoantigeni IA-2 della tirosinfosfatasi, quelli contro l'insulina endogena detti IAA e quelli contro aspecifici autoantigeni betacellulari detti ICA - sono i marcatori principali di questa fase preclinica del diabete di tipo 1 e ci permettono ultimamente di tentare una predizione della malattia.

Attualmente siamo però in grado di predire il diabete di tipo 1 con sufficiente sicurezza solo nei parenti di primo grado di pazienti affetti da diabete di tipo 1, mentre il margine d'errore è ancora inaccettabile quando si vuole predire la malattia nella popolazione generale. A questo proposito è necessario ricordare come solo il 10% di tutte le nuove diagnosi di diabete tipo 1 proviene da soggetti con parenti affetti (casi familiari) mentre il 90% proviene da soggetti senza storia familiare (casi sporadici). Si ritiene oggi che una precoce maturazione autoimmune possa accompagnare e favorire in maniera determinante lo sviluppo clinico del diabete. A supporto starebbero il fatto che il rischio ed il tempo necessario allo sviluppo del diabete sono entrambi correlati

  1. al titolo di autoanticorpi “precoci” anti beta cellula pancreatica (ICA, IA-2/IA-2beta/IA-2JM) e
  2. al numero di quest'ultimi contemporaneamente presenti nell'individuo a rischio.

Ultimamente sono stati meglio definiti i probabili meccanismi di maturazione dell'autoimmunità associata al diabete di tipo 1 con la dimostrazione:

  1. che una risposta autoimmune nei confronti dell'antigene tirosinfosfatasico della beta cellula (nei confronti dei suoi vari autoantigeni IA-2, IA-2beta e IA-2JM) si verifica già nei primi anni di vita [dati ottenuti recentemente da studi prospettici di

    1. neonati sani provenienti da genitori uno dei quali con diabete,
    2. da genitori entrambi sani e
    3. membri adulti di famiglie con storia di diabete di tipo 1]
    e
  2. che il progressivo ampliamento (spreading) della risposta autoimmune ai diversi antigeni della tirosinfosfatasi, con massima specificità per quello JM, si verifica nella stragrande maggioranza dei casi entro i primissimi anni di vita ed rappresenterebbe il miglior indicatore (indiretto) della distruzione autoimmune della beta cellula (rappresentando quindi un surrogate marker da utilizzarsi eventualmente negli studi di prevenzione) che si estrinseca poi clinicamente nella sindrome diabetica nel corso di un tempo relativamente variabile. L'anticorpo per la regione JM (iuxtamembrane) dell'antigene IA-2JM compare generalmente per primo negli infanti screenati e determinerebbe una più rapida progressione per il diabete (diabete ad insorgenza infantile rispetto a quello del giovane o del giovane adulto) sia quando presente da solo ma soprattutto quando eventualmente si verifica il fenomeno dello spreading autoanticorpale con la comparsa associata degli autoanticorpi anti IA-2 e IA-2beta. Ciò suggerisce che probabilmente la regione JM possa contenere qualche antigene criptico nei confronti del quale è primariamente diretta l'autoimmunità anticellula pancreatica e la cui identificazione potrebbe aiutare la prevenzione primaria della malattia. E' stato anche ipotizzato che l'autoanticorpo anti IA-2JM possa influenzare la processazione dell'antigene determinando una attivazione delle Tcellule con inasprimento ed autoperpetuazione della cascata autoimmune antibetacellula, i cui indicatori indiretti sarebbero gli autoanticorpi IA-2 e IA2-beta. Il ruolo della componente genetica HLA sarebbe quello di favorire lo spreading di questi autoanticorpi anche se in alcuni bambini la presenza di alcune specificità autoanticorpali si associa egualmente allo sviluppo del diabete anche in assenza degli aplotipi di suscettibilità.

Le conclusioni, per ora solo su dati ancora parziali trattandosi di studi prospettici che necessitano di molti anni per giungere alle loro conclusioni definitive, parrebbero indicare che l'autoimmunità anti beta cellula pancreatica è probabilmente un fenomeno patologico che inizia molto precocemente nel corso della vita dell'individuo a rischio e che una terapia immunologica può operare efficacemente solo quando può intervenire prima che la maturazione e lo spreading autoanticorpale abbiano avuto possibilità di esprimersi a pieno, in questo modo operando un vero stop alla cascata autoimmune e non un mero rallentamento della sua progressiva evolutività.

Dott. Marco Songini
Dipartimento di Medicina Interna
Azienda Ospedaliera G. Brotzu
Via Peretti
09134 Cagliari


Data ultimo aggiornamento: Gio, 28 Gennaio 1999 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/clinica/d1_5.html

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