Conversazioni in Medicina Pratica

Nuove vedute sul diabete

Tratto da Il buon consigliere, 25 Aprile 1915

Se havvi malattia, la quale sia stata (e lo sia tuttora) discussa e trattata con metodi diversi ed opposti di cura, questa è senza dubbio il diabete, infermità pur troppo che va diventando un giorno più dell’altro frequente e grave.

Va senza dire che questi vari sistemi terapeutici hanno tutti per iscopo di combattere la presenza dello zucchero nelle orine.

Ebbene, se noi stiamo all’autorità del Guelpa, l’esistenza dello zucchero nelle orine vorrebbe considerato a torto come il fattore capitale e più pericoloso tra le manifestazioni morbose del diabete.

Ciò premesso, quando noi volessimo citare soltanto i principali metodi di regime e di cura, escorgitati dagli autori contro il diabete, dovremmo ricordare la dieta lattea del Dowkin, il regime dietetico a base d’erbaggi freschi di frutta, proposto dal De Renzi, la dieta ferocemente carnea con acido lattico ed alcool del Cantarsi, il regime della carne, dei grassi e del glutine del Bouchardat, la cura a base d’oppio del Tommasini e del Pavy ed altri ancora.

Tutti questi diversi metodi vogliono precisamente raggiungere l’intento di ridurre l’alimentazione e di ridurre così la combustione organica.

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Il Guelfa dopo lunghi e diligenti studi, compiuti per più di vent’anni senza interruzione, è pervenuto finalmente alla conclusione che le svariate classificazioni teoriche del diabete (artritico, nervoso, magro, ecc.) non hanno alcuna ragione d’esistere e che al contrario il diabete è uno, poiché tutte le differenze constatate dai singoli autori non sono che inerenti al malato ed al grado diverso di malattia.

Naturalmente, quando il chiaro autore succitato parla di diabete, egli non intende includervi tutte le glicosuria (assistenza temporanea dello zucchero nelle orine), le quali possono essere dipendenti da alterazioni organiche primitive (tubercolosi, cancro, tumori cerebrali, ecc.) . In tutti questi casi la malattia principale non è certo il diabete, ma la lesione fondamentale, di cui la glicosuria rappresenterebbe un semplice epifenomeno accidentale, come la febbre, l’albuminuria, ecc.

Dice adunque il Guelpa: il diabete è uno, allo stesso modo che è uno il forforismo, l’arsenicismo, il tabagismo, l’alcoolismo, ecc.., con tutte le diverse modalità ed i loro differenti gradi, contro ai quali basta sul principio semplicemente sopprimere l’elemento intossicante e poscia regolare le dosi tollerabili del veleno, per arrestare immediatamente la malattia ed impedirne il ritorno.

La stessa cosa dovrebbesi dire del diabete, che non sarebbe una malattia a sé nello stretto senso della parola, ma il risultato d’un avvelenamento per l’entrata e l’accumulo eccessivo d’alimenti, che in causa d’un’insufficienza funzionale organica pervertiscono e non restano del tutto bruciati. Una tale analogia è comprovata anche dalla cura, e difatti, se noi evacuiamo il veleno dell’organismo con purganti e ne impediamo la penetrazione per mezzo degli alimenti, sino ad avere una completa combustione del glucosio e degli acidi minerali nel sangue e nei tessuti verificasi subito una scomparsa immediata di qualsiasi manifestazione diabetica, per quanto vi esistano già delle gravi complicazioni.

E poi, non è forse vero che l’organismo nostro introduce già quotidianamente delle quantità, piccole se si vuole, d’arsenico e di fosforo in relazione alla costituzione, organica nostra? Non altrimenti gli albuminoidi e gl’idrocarburi rappresentano pure degli elementi costitutivi necessari alla vita dell’organismo; soltanto la loro eccessiva abbondanza ed il sovraccumulo loro nei tessuti e negli organi (non potendo compiersi la loro completa trasformazione ed eliminazione) produrranno dei disordini più o meno gravi nel corpo nostro (intossicazione organica) .

Un fatto simile precisamente succede quando, ad esempio, noi facciamo un’indigestione in seguito a diminuita difesa per parte della mucosa gastrica ed intestinale; d’improvviso restano modificati dal più al meno i poteri della nutrizione e quelli pure dell’eliminazione delle materie di rifiuto. Cosa succede allora?

Un avvelenamento per alimentazione errata decorrerà con maggiore o minore gravità a seconda della natura degli alimenti, dello stato e della disposizione del soggetto.

Non altrimenti dopo un eccesso prolungato dell’alimentazione ne consegue un processo gottoso in alcuni, d’albuminuria e di diabete in altri, perfettamente quanto succede in grado e modo diverso in un intossicamento da fosforo, da arsenico eccessivamente introdotti nell’organismo, per quanto il fosforo e l’arsenico siano in assenza tanto utili e necessari allo svolgimento della vita animale.

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L’analogia riscontrasi pure quando noi poniamo mente alla maniera impiegata dai tessuti per lottare contro le malattie.

Il Guelpa per meglio farsi intendere ricorre al paragone d’un cavallo che venga ruvidamente fustigato dal suo padrone. Il cavallo (egli dice) sotto l’azione delle frustate precipita le sue concentrazioni muscolari, le quali si fanno sempre più energiche ed attive senza però che esso addimostri sul principio stanchezza ed esaurimento. Ma, allorché l’energia sua incomincia a difettare, noi assistiamo ad una sempre maggiore intensità dell’intossicazione organica (stanchezza, mancata reazione ai colpi dello staffile, dimagrimento precipitoso, ecc.).

Non altrimenti l’organismo all’inizio d’una malattia si difende alacremente, tanto da addimostrare quasi un’ esuberanza di benessere, l’illusione d’un eccellente stato di floridezza nei tessuti (caso che abitualmente s’osserva nel diabete). Però, col progredire del male compaiono i sintomi dell’intossicamento da ritenzione di materiale alimentare non combusto e pervertito.

Quest’eccesso di alimentazione, soprattutto se carneo od alcoolico, esagera dapprima la funzionalità degli organi, tanto da dare l’apparenza d’una salute più vigorosa, ma poco a poco, come succede per il cavallo troppo frustato, questi organi eccessivamente strapazzati diventano sempre meno atti a compiere il loro dovere e si avviano all’impotenza finale, se un’energica decisione del paziente non li riconduce al riposo, precisamente come quando il padrone del cavallo, con sentimento più umano cessa di frustare il povero e stanco animale, che era costretto a galoppare a rompicollo.

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Queste due specie - d’intossicazione, conclude il Guelpa, hanno molti punti di contatto tra di loro: fino a quando l’organismo trovasi in grado di difendersi, raddoppia le sue varie funzioni (salivazione, sudorazione, orina, eruzioni cutanee e mucose, ecc.), ma allorché dopo una lotta sfrenata gli organi detti emuntori cedono, insorgono fatalmente i fenomeni di depressione (inappetenza, pigrizia cerebrale, sonnolenza, gangrene, ecc.).

Ciò avviene precisamente nel diabete: l’organismo messo nelle condizioni di dover lottare contro l’eccessiva penetrazione alimentare nel corpo, cerca di difendersi come può e come sa, dapprima con l’eliminazione per le diverse vie che tiene a sua disposizione; per i reni, ad esempio, rigetta più o meno combusti, gli acidi tossici, ecc., eviando e sacrificando anche una parte del suoi elementi energetici, i suoi glucosii, con cui dissolve ed elimina i suddetti tossici.

Per questo adunque lo zucchero nelle orine dei diabetici non è per se, l’elemento pericoloso e patogenico, che debbiasi combattere, ma esso al contrario rappresenta un elemento fino ad un certo punto favorevole ed il più sicuro mezzo di difesa, come sarebbe la febbre ed il dolore nelle varie malattie.

E difatti la soluzione zuccherina è il miglior veicolo per favorire l’attenuazione e l’eliminazione dell’intossicamento acido, precisamente come dopo un’indigestione alimentare è vantaggiosa, necessaria anzi l’introduzione abbondante di bevande acquose nel corpo.

In questo caso la polidipsia (bere molto) e la poliuria (abbondante orinazione) tornano necessari ed utili; per questo stesso fatto nel diabetico osservasi la naturale tendenza a mangiare (polifagia) perché tutti questi tre mezzi costituiscono il migliore fattore di neutralizzare ed eliminazione degli acidi distruttori delle energie cellulari, come l’olio di oliva, la glicerina, le soluzioni salicidiche rappresentano i veicoli più utili contro il pericolo della calcolosi biliare.

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Dopo tutto, gli studi originali del Guelpa verrebbero a provare luminosamente che lo zucchero è uno dei mezzi di cui la natura si serve per difendersi contro le intossicazioni derivanti dall’alimentazione cattiva sia per la quantità e sia per la qualità, tale da sviluppare l’acidosi nel sangue.

Ciò dimostrato con argomenti smaglianti e nuovi, l’autore sopralodato verrebbe alla conclusione che la cura più razionale del diabete consiste nel digiuno e nel purgarsi opportunamente.

Devono anzitutto essere eliminati dall’alimentazione giornaliera le carni, le uova ed alcune specie di leguminose, capaci di sviluppare l’acidosi del sangue, nonché le bevande alcoliche nocive per sé alla funzione del fegato.

Il Guelpa porta molteplici esempi di guarigione del diabete, ottenuti in poche settimane, non che di diverse malattie dipendenti dal diabete stesso (broncopolmoniti, polinevriti assai gravi, gangrene delle estremità, antraci, ecc.), ottenendo risultati brillanti persino nel diabete dei bambini, considerato fino ad oggi irrimediabilmente fatale.

La terapia del digiuno e purgativa non deve poi spaventare punto i malati, in considerazione dell’esito prodigioso della medesima e quando si sappia che non devono essi soffrire di dolori al capo né la fame e né la sete, potendo inoltre attendere alle loro ordinarie occupazioni con la respirazione anzi più libera, l’azione ed il pensiero più attivi e vivaci.

L’essenziale è quello di perseverare nella cura e di raccomandare ai diabetici, che sono usi a mangiare copiosamente, di non ritornare alla loro triste abitudine, appena sentendosi meglio e subito che non si non scorge più zucchero nelle loro orine.

Conchiudendo adunque, noi ripeteremo col Guelfa che il diabetico, se ha la forza di volere e di persistere nel volere, spesso guarisce radicalmente o per lo meno otterà che il suo male non presenti più quella gravità che tanto lo spaventava. Così operando sotto la vigile sorveglianza del proprio medico, il diabete non avrà più alcuna ragione d’esistere.

DOTT. FRANCESCO STURA.

PARERI MEDICI
P.E., Pegli. - Per i disturbi di cuore, recenti o cronici, si consiglia l’uso di Cordicura ott- Candela, ch’Ella crediamo troverà in qualche buona farmacia.


Tratto da Il buon consigliere, 25 Aprile 1915
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 14 Giugno 2005 6:30:00
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