La Stampa, Martedì 26 Febbraio 2002
Un padre on line contro il diabete
a cura di Francesco Margiocco«Credevo che diventassero diabetici soltanto gli anziani abituati a mangiare troppo e male, lo credevo fino a qualche anno fa». Da qualche anno Guido Seu, 45 anni, tecnico dei computer all’ospedale San Martino di Genova, ha scoperto che suo figlio, oggi sedicenne, è diabetico. Da qualche anno cura le pagine di www.progettodiabete.it, ieri un piccolo sito Internet con notizie e articoli presi in prestito da riviste specializzate, oggi il portale italiano più frequentato in materia.
Da qualche anno lui, sua moglie e suo figlio convivono con la malattia. Una convivenza difficile perché il diabete è una cosa seria, che può provocare anche la morte, e perché costringe a una vita diversa dalle altre, «ma pur sempre vita, purché ci si sottoponga alle cure giuste».
Le cure giuste otto anni fa non abbondavano, almeno in Italia, «dove i medici lavoravano spesso in condizioni disagiate», con tecniche superate «e dove sul diabete si faceva poca informazione». E’ per fare informazione sul diabete che Seu ha creato, nel 1996, www.progettodiabete.it, 3mila pagine di informazioni, approfondimenti, articoli di esperti, forum, chat line e iniziative umanitarie, più una rete nazionale di collaboratori e un obiettivo: abbattere i pregiudizi e le discriminazioni che circondano questa malattia.
I pregiudizi «sono quelli di chi considera il diabete una malattia da vecchi invalidi o, peggio ancora, una malattia contagiosa». Come quella ragazza che in un’e-mail «mi ha raccontato di essersi innamorata di un malato di diabete e di essere in dubbio se frequentarlo per paura del contagio».
A discriminare ci pensano i datori di lavoro male informati «che non assumono lavoratori diabetici perché, dicono, vanno troppo spesso in ospedale e lavorano meno degli altri» e le commissioni per l’esame di guida, «che ogni tanto non rilasciano la patente a chi soffre di diabete». Perché, dicono, il malato di diabete è più esposto al rischio di incidenti in automobile. Tutto falso, «in America i diabetici possono guidare anche l’aereoplano e l’Unione Europea ha avviato una commissione per studiare il fondamento di questa ingiustizia».
A discriminare ci pensano poi le regioni italiane «che vogliono risparmiare sulla sanità tagliando i fondi alle malattie croniche, diabete compreso». A discriminare ci pensa infine la sfortuna di abitare in un posto come la Russia, dove muoiono di diabete anche i bambini.
«In Russia i bambini che muoiono di diabete sono dieci volte più numerosi dei loro coetanei nel resto d’Europa». Colpa delle strutture sanitarie disastrate e dei salari troppo bassi: «per comprare un po’ di insulina artificiale i genitori di quei bambini devono lavorare due settimane». Per aiutarli Progetto Diabete collabora con l’americana Diabetes Youth Foundation ad una raccolta internazionale di fondi «con la speranza di raccogliere, in Italia, almeno 10mila euro». Una delle tante speranze di Guido Seu, che non avrebbe mai pensato di arrivare fin qui «ho cominciato questo sito quasi per gioco» e oggi vuole trasformare Progetto Diabete in un portale europeo, multilingue, con collaboratori in tutto il mondo.
Se siete “internettiani”, avete costruito un sito e volete raccontare la vostra storia a Stampa Web, scrivete a internettiani@hotmail.com
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 27 Febbraio 2002 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/base/review_15.html
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